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Germogli e sementi

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“Se un giorno deciderai di scoprire la forza della vita che è in te, non dovrai fare altro che fermarti a guardare un seme mentre germoglia”

C’era una volta…
Così iniziano tutte le fiabe. Così inizia la storia vera di un pezzo di pane, conosciuto oggi come pane Kamut in vendita in tutte le panetterie del mondo. Così inizia la storia di una vita, anzi della vita.
Negli anni ’50 un ex pilota della USAF trovò in una tomba egizia 36 semi di un cereale molto simile al grano, rimasti in quel luogo buio e asciutto per circa 4.000 anni. I semi a contatto con l’umidità che si era formata durante la notta nel sacchetto di tela dove il pilota li aveva custoditi, con grandissima sorpresa di tutti germogliarono. Fu una sensazione meravigliosa vedere la vita ritornare dopo 4.000 anni di “ibernazione”.

Successivamente i semi, o meglio i germogli, furono piantati e il cereale che gli antichi egizi chiamavano “ka’moet”, kamut, ritornò a essere coltivato, esclusivamente per preservarne la varietà.
Fu solo sul finire degli anni ’70 che un agronomo e agricoltore statunitense di nome Quinn ne riprese la coltivazione in maniera massiccia.
Nel 1990 il ministero dell’agricoltura statunitense, USDA, dichiarò quel grano una varietà protetta e il signor Quinn riuscì a depositare il nome Kamut quale marchio commerciale.

Tutto ciò è semplicemente partito da alcuni semi che sono germogliati risvegliando la vita presente in loro, ma silente per tantissimi anni.
Il miracolo della vita, la forza della vita contenuta in un piccolo seme, e sviluppatasi in fragilissimo vegetale: …IL GERMOGLIO.

MEDICINA TRADIZIONALE
E NUOVE TENDENZE DELL’ALIMENTAZIONE
Non è difficile raccontare l’origine dei germogli. I benefici medici e nutritivi sono documentati da secoli tanto nella letteratura orientale che in quella occidentale. Più difficile capire perché un alimento conosciuto fin dai tempi antichi per le sue incredibili proprietà non sia mai stato introdotto stabilmente nelle abitudini alimentari occidentali.

Testi medici cinesi del 5000 AC descrivono i germogli come essenziali nella dieta alimentare per le loro proprietà antiinfiammatorie e rafforzanti per l’organismo e come rimedio contro deficienze vitaminiche. Nei lunghi e freddi periodi invernali i Cinesi e varie popolazioni asiatiche usavano i germogli come fonte vitale di enzimi, vitamine e proteine.

Una popolazione della zona settentrionale dell’India, gli Hunza, citati da Plutarco e scoperti dall’esploratore inglese Robert McCorrison nella prima metà del Novecento, sono conosciuti per la loro alimentazione a base esclusiva di germogli e per il loro incredibile vigore fisico e longevità. Anche oggi i germogli sono ingredienti fondamentali della cucina orientale.
Ai tempi dell’Antica Roma i soldati romani avevano bisogno di cibo energetico e poco ingombrante. Portavano delle sacche di stoffa intorno alla vita piene di semi di ogni specie. I semi al contatto con i corpi caldi e umidi diventavano germogli. Quando era possibile i germogli erano utilizzati per pane e focacce o mangiati semplicemente da soli.

Piccoli semi nutrivano intere legioni. Nell’Ottocento e Novecento missionari, antropologi ed esploratori al ritorno dai loro viaggi riferivano che germogli di semi erano alla base dell’alimentazione delle popolazioni della Cina e dell’India. In Occidente i germogli vengono sperimentati in occasioni particolari. Durante le lunghe traversate del XVIII secolo l’esploratore inglese James Cook verificò le incredibili proprietà terapeutiche dei germogli contro lo scorbuto, la malattia dovuta a mancanza di vitamina C nell’organismo, che colpiva gli equipaggi impegnati in lunghissime traversate. Prima del succo di limone, Cook impose alla marina inglese dell’epoca una bevanda ottenuta dalla bollitura di germogli di fagioli, facili da germogliare e conservare per lunghi periodi. Anche l’esercito inglese impegnato in Medio Oriente durante la Prima Guerra Mondiale ricorse a questo semplice alimento per combattere l’insorgere dello scorbuto. La scoperta del limone come alimento capace di soddisfare il fabbisogno quotidiano di questa vitamina fece rapidamente dimenticare le miracolose proprietà dei semi germogliati.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, studiosi e nutrizionisti americani considerarono i germogli come alimento ricco di proteine e sostituivo di carne, latte e derivati nel caso la guerra avesse causato difficoltà nel normale approvvigionamento di questi prodotti come stava verificandosi in Europa. La temuta carestia non si verificò e ancora una volta i germogli vennero dimenticati. Oggi negli Stati Uniti, ma anche in Europa, sono sempre più numerosi gli appassionati che hanno inserito i germogli nella loro normale dieta alimentare. Vasta è la letteratura inglese disponibile in materia, molte le organizzazioni d’oltre oceano che sono nate per informare sui benefici di questo alimento ad altissimo tenore nutritivo. Nessun altro genere alimentare può garantire un così alto apporto di vitamine, sali minerali, proteine con un impiego minimo di tempo, energia e risorse. All’inizio del nuovo millennio, i germogli non possono costituire l’unico alimento nella dieta di persone impegnate in vite dinamiche e stressanti.

È importante però considerare gli enormi benefici che questo singolare alimento è in grado di regalare al nostro organismo. In queste pagine si vuole suggerire un modo intelligente e sano per integrare la nostra dieta, molto spessa povera di vitamine e sali minerali fondamentali, ma anche presentare una semplice alternativa nel caso ci fosse difficoltà di reperimento delle comuni fonti di alimentazione

I GERMOGLI: INTEGRATORI NATURALI
Il miracolo si ripete uguale ogni volta che le giuste condizioni si presentano. Il seme viene in contatto con l’acqua, la assorbe e con l’aiuto di ossigeno, calore e luce inizia il processo di germinazione.

Ciò che sembra così semplice e naturale, è in realtà il risultato di complesse e molteplici reazioni chimiche. Ma procediamo per ordine. Una volta staccatosi dalla pianta madre, il seme rimane in uno stato di apparente inattività che può durare anche moltissimo tempo. Il seme è infatti il depositario delle informazioni genetiche e delle sostanze nutritive che gli permetteranno al momento opportuno di generare una nuova pianta, embrionale prima, adulta poi. La sua funzione primaria è pertanto quella di salvaguardare tale potenzialità fino a quando le corrette condizioni ambientali non gli permetteranno di manifestarsi come pianta. Infatti i semi, se conservati nelle giuste condizioni, vivono molto a lungo. Molte delle scoperte archeologiche in Egitto, risalenti a molti secoli prima di Cristo, hanno portato alla luce i tesori faraonici sepolti e i beni che i defunti portavano nel Regno dei Morti. Tra questi sono stati trovati spessissimo semi perfettamente vitali conservati come tali dall’ambiente secco e buio delle Piramidi.

Il processo con il quale il seme riprende la sua attività è detto germinazione. In questa prima fase il seme sviluppa una minuscola piantina, detta germoglio, del tutto dipendente dalle riserve alimentari contenute nel seme. Le condizioni essenziali per la germinazione sono fondamentalmente due: primo, la vitalità del seme che deve risultare vivo e germinabile; secondo, la presenza delle corrette condizioni ambientali, ovvero disponibilità di acqua, temperatura adatta e presenza di ossigeno. La luce è solo in certi casi un altro fattore essenziale per la germinazione; essa diverrà fondamentale nel momento in cui il germoglio dovrà iniziare i processi di fotosintesi tramite la produzione di clorofilla.

La vitalità del seme, normalmente indicata come percentuale di germinabilità, dipende da alcuni fattori, in particolare dalle caratteristiche intrinseche della specie. Infatti esistono vegetali in grado di produrre semi la cui vitalità resta inalterata per molti anni, mentre per altri essa decade naturalmente dopo appena poche stagioni. Altri fattori fondamentali per il mantenimento della vitalità del seme nel tempo sono poi le condizioni ambientali in cui è avvenuta la produzione del seme sulla pianta e quelle in cui il seme è stato conservato. Un seme vitale è comunque sempre un seme fisicamente integro, il cui aspetto esteriore appare normale sia nel colore che nella forma. Tra le condizioni essenziali per la germinazione, l’acqua svolge il ruolo di vero e proprio interruttore, poiché è solo dal momento in cui essa viene assorbita dal seme che vengono attivati i principi presenti nel seme in riposo.

Il seme comincia allora a gonfiarsi ed ad aumentare visibilmente il suo volume. In questa fase si attivano gli enzimi, elementi energetici grazie ai quali hanno inizio le trasformazioni chimiche che precedono e favoriscono lo sviluppo del germoglio. Le sostanze di riserva presenti nel seme vengono così utilizzate per generare i nuovi tessuti che andranno a comporre il germoglio vero e proprio. La seconda condizione determinante è la temperatura. Le reazioni chimiche che avvengono in fase di germinazione necessitano di un minimo di temperatura perché possano correttamente prodursi. Ogni specie ha in questo senso una gamma di temperature entro cui è possibile la germinazione: una temperatura minima, una massima ed una definita ottimale. Al crescere della temperatura si accelerano tutti i processi di germinazione fino al punto in cui l’eccesso di temperatura può danneggiare il seme o impedirne del tutto la germinazione. In linea generale la maggior parte dei semi che a noi interessano ha una temperatura ottimale di germinazione che va dai 20°C ai 28°C. Terza condizione è la presenza di ossigeno. Il seme deve poter respirare per attivare l’insieme di attività chimiche legate alla germinazione.


I processi chimici sono favoriti dagli enzimi e si traducono in attività metaboliche. La germinazione infatti produce una fase di pre-digestione dei principi nutritivi contenuti nei semi e rende, pertanto, i germogli facilissimi da digerire. Quarto e ultimo elemento è la luce che permette la fotosintesi e regala ai germogli un ricchissimo contenuto di clorofilla. Durante il processo di germinazione il seme produce enzimi fondamentali, digestivi e metabolici, sostanze vive e attive che sono responsabili della trasformazione chimica degli elementi contenuti nel seme: gli amidi vengono trasformati in zuccheri semplici, le proteine in aminoacidi, le vitamine e i sali minerali moltiplicano enormemente il loro valore. Questi enzimi donano ai germogli una energia biologica viva che può regalare all’organismo che li consuma una benefica rigenerazione cellulare. A differenza dei normali ortaggi che diminuiscono il loro contenuto nutritivo a partire dal momento in cui vengono raccolti, i germogli lo mantengono intatto fino al momento del loro effettivo consumo. Se il seme germogliato non viene seminato in terra e non trova ulteriore sostegno alla crescita della futura pianta si blocca allo stadio di germoglio: un concentrato di principi nutritivi attivi. Il seme in fase di germinazione è infatti nel momento di massima energia che significa il massimo del suo apporto nutritivo.
Tratto dal libro ” MEDICINA TRADIZIONALE E NUOVE TENDENZE DELL’ALIMENTAZIONE” – Roberta Mantellini e Dario Bavicchi

fonte:        http://www.solonewage.it/libri-bibliografia/libreria-germogli-e-sementi.htm

 

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L’emergenza dei semi: minaccia al cibo e alla democrazia

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I semi sono il primo anello della catena alimentare e la sovranità sui semi è la base della sovranità alimentare.  Se i coltivatori non dispongono di semi propri o non hanno accesso a varietà impollinate naturalmente e che possono conservare, migliorare e scambiare, non hanno sovranità sulle semenze e, in conseguenza, non dispongono di sovranità alimentare.

La crisi agricola e alimentare in peggioramento ha le sue radici nel cambiamenti del sistema della fornitura delle semenze e nell’erosione della diversità dei semi e della sovranità su di essi.

La sovranità sulle semenze include il diritto del coltivatore di conservare, far crescere e scambiare i semi, di avere accesso a diverse fonti collettive che possono essere conservate e che non sono brevettate, geneticamente modificate o controllate da giganti emergenti dei semi.  Si basa sulla rivendicazione dei semi e della biodiversità come beni comuni  e risorse pubbliche.

Gli ultimi vent’anni hanno visto una rapidissima erosione della diversità delle semenze e della sovranità su di esse e la concentrazione del controllo sui semi da parte di un piccolissimo numero di industrie giganti. Nel 1995, quando l’ONU organizzò la Conferenza sulle Risorse Genetiche delle Piante a Lipsia, fu riferito che il 75% di tutta la biodiversità agricola era scomparsa a motivo dell’introduzione della varietà “moderne”, che sono sempre coltivate come monocolture. Da allora l’erosione si è accelerata.

L’introduzione all’Accordo sui Diritti di Proprietà Intellettuale Relativi al Commercio dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha accelerato la diffusione di semi geneticamente modificati – che possono essere brevettati – e per i quali possono essere riscossi diritti di sfruttamento.  Navdanya è stata avviata in reazione all’introduzione di tali brevetti sui semi nell’Accordo Generale sui Dazi e il Commercio – un precursore della WTO – a proposito del quale un rappresentante della Monsanto ebbe a dire in seguito: “Nel redigere questi accordo, eravamo il paziente, il diagnosta e il chirurgo tutti insieme.” Le industrie definirono un problema e per loro il problema era il fatto che gli agricoltori conservassero i semi.  Offrirono una soluzione e la soluzione fu di rendere illegale la conservazione dei semi da parte degli agricoltori, introducendo brevetti e diritti di proprietà intellettuale (PDF) su quegli stessi semi. In conseguenza di ciò gli acri dedicati a grano, soia cannola geneticamente modificati sono aumentati in misura spettacolare.

Minacce alla sovranità sui semi

Oltre a sostituire e a distruggere le diversità, i semi OGM brevettati stanno anche compromettendo la sovranità sulle semenze.  In tutto il mondo vengono introdotte leggi sulle semenze che impongono la registrazione obbligatoria dei semi rendendo impossibile ai piccoli agricoltori coltivare le proprie varietà e costringendoli alla dipendenza da industrie giganti delle sementi. Le industrie stanno anche brevettando semi resistenti al clima selezionati dagli agricoltori derubandoli così dell’utilizzo dei loro stessi semi e del loro sapere relativo all’adattamento climatico.

Un’altra minaccia alla sovranità sui semi è la contaminazione genetica. L’India ha perso i suoi semi del cotone per la contaminazione da parte del cotone Bt, una varietò che contiene il batterio pesticida Bacillus thuringiensis. Il Canada ha perso i suoi semi di cannola per la contaminazione da cannola preparata per l’erbicida Roundup [della Monsanto]. E il Messico ha perso il suo grano per la contaminazione da cotone Bt.

Dopo la contaminazione le industrie dei semi biotech fanno causa agli agricoltori per violazione dei brevetti sui semi, come è accaduto nel caso di Percy Schmeiser. E’ per questo che più di 80 gruppi si sono uniti per promuovere una causa per impedire alla Monsanto di citare gli agricoltori i cui semi erano stati contaminati.

Quando i semi degli agricoltori sono intaccati e i agricoltori divengono dipendenti da semi OGM brevettati, la conseguenza è l’indebitamento.  L’India, la patria del cotone, ha perso le sue diversità di cotone e la sovranità sui semi del cotone.  Circa il 95% del cotone seminato nel paese è ora controllato dalla Monsanto e la trappola dell’indebitamento creato dall’essere costretti a comprare i semi ogni anno – e a pagare diritti di sfruttamento – ha spinto centinaia di migliaia di agricoltori al suicidio; dei 250.000 agricoltori suicidi la maggioranza è della zona del cotone.

Controllo delle semine

Persino mentre la scomparsa della biodiversità e della sovranità sulle sementi creano una grave crisi per l’agricoltura e la sicurezza alimentare, le industrie spingono i governi  a utilizzare il denaro pubblico per distruggere le forniture di semi pubblici e sostituirle con semi non affidabili, non rinnovabili, coperti da brevetto, che devono essere acquistati ogni anno.

In Europa la regolamentazione del 1994 sulla protezione della varietà delle piante costringe gli agricoltori a versare un “contributo volontario obbligatorio” all’industria delle sementi.  La stessa terminologia è contraddittoria. Ciò che è obbligatorio non può essere volontario.

In Francia è stata approvata una legge nel novembre 2011 che rende obbligatorio il pagamento dei diritti di sfruttamento [royalties]. Come ha affermato il  ministro dell’agricoltura Bruna Le Marie: “I semi non possono più essere esenti dal pagamento di diritti, come avviene attualmente.” Delle circa 5.000 varietà di piante coltivate, in Francia 600 sono protette da certificazione, ed esse rappresentano il 99% delle varietà coltivate dagli agricoltori.

Il “contributo volontario obbligatorio”, in altri termini un diritto di sfruttamento, è giustificato con la motivazione che “si paga una commissione ai detentori di certificazione (le industrie delle sementi) per sostenere il finanziamento della ricerca e dei tentativi di migliorare le risorse genetiche.”

La Monsanto pirata la biodiversità e le risorse genetiche dalle comunità di coltivatori, come ha fatto nel caso nel caso della biopirateria del grano combattuta da Navdanya insieme con Greenpeace, i raccolti resistenti al clima e le varietà di brinjal (noto anche come melanzana) per la melanzana Bt.  Come afferma la Monsanto: “è estratta da una libreria di plasma germinale senza paralleli nella storia” e “mina la biodiversità di questa libreria genetica per sviluppare semi elitari più rapidamente che mai.”

In effetti ciò che sta avendo luogo è l’appropriazione dei beni comuni genetici della nostra biodiversità e dei beni comuni intellettuali della coltivazione pubblica da parte della comunità degli agricoltori e delle istituzioni pubbliche.  E le sementi OMG che la Monsanto offre sono difettosi. Non si tratta di “miglioramento” delle risorse genetiche, bensì di degrado. Questa non è innovazione, ma pirateria.

Ad esempio l’Alleanza per una Rivoluzione Verde in Africa (AGRA) – sollecitata dalla Fondazione Gates – è uno dei principali attacchi alla sovranità delle sementi dell’Africa.

Affari in agricoltura

La Legge sulla Sicurezza Alimentare Globale (PDF), chiamata anche Legge Lugar-Casey (PDF), “una legge che autorizza appropriazioni per gli anni fiscali dal 2010 al 2014 per fornire assistenza a paesi stranieri nella promozione della sicurezza alimentare, nello stimolo alle economie rurali e a migliorare la reazione d’emergenza alla crisi alimentare, a modificare la Legge sull’Assistenza all’Estero del 1961 e per altri fini”.

L’emendamento alla Legge sull’Assistenza all’Estero includerebbe “ricerche sui progressi della biotecnologia adatti a condizioni ecologiche locali, comprese le tecnologie delle modifiche genetiche”. I 7,7 miliardi di dollari che accompagnano la legge andrebbero a beneficio della Monsanto per promuovere i semi geneticamente modificati.

Un articolo su Forbes intitolato “Perché lo Zio Sam appoggia i cibi Frankenstein” mostra come quello degli affari in agricoltura sia l’unico settore in cui gli Stati Uniti hanno una bilancia commerciale positiva. Di qui la spinta agli OGM, perché fanno incassare diritti agli Stati Uniti.  Comunque le royalties a favore della Monsanto si basano sull’indebitamento, sul suicidio dei contadini e sulla scomparsa della biodiversità a livello mondiale.

In base alla Legge statunitense sulla Sicurezza Alimentare Globale il Nepal firmò un accordo con USAID e Monsanto. Ciò portò a massicce proteste in tutto il paese. L’India fu costretta a consentire brevetti sulle sementi in seguito alla prima vertenza avviata dagli Stati Uniti contro l’India presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio.  Dal 2004 l’India ha anche tentato di introdurre una Legge sulle Sementi che avrebbe prescritto agli agricoltori di registrare i propri semi e di ottenere licenze. Ciò avrebbe in realtà costretto gli agricoltori ad abbandonare l’uso delle loro varietà indigene di sementi. Creando un Satyagraha delle Sementi – un movimento di non collaborazione sulle orme di Gandhi, che consegnò centinaia di migliaia di firme al primo ministro e lavorò con il parlamento – abbiamo sin qui impedito che la Legge sulle Sementi fosse introdotta.

L’India ha firmato una Iniziativa Conoscitiva USA-India sull’Agricoltura  con la Monsanto nel consiglio di amministrazione.  Sono state esercitate pressioni sui singoli stati affinché firmassero accordi con la Monsanto. Un esempio è il Memorandum d’Intesa Monsanto-Rajasthan in base al quale la Monsanto avrebbe ottenuto il diritto di proprietà intellettuale su tutte le risorse genetiche e quello di condurre ricerche su sementi indigene. C’è voluta una campagna di Navdanya e un Bija Yatra [“pellegrinaggio delle sementi”] all’insegna di “Fuori la Monsanto dall’India” per costringere il governo del Rajasthan a cancellare il Memorandum.

Questa pressione asimmetrica della Monsanto sul governo USA e la pressione congiunta di entrambi sui governi di tutto il mondo costituisce una delle maggiori minacce al futuro dei semi, al futuro del cibo e al futuro della democrazia.

Vandana Shiva, membro di TRANSCEND, è un fisico, ecofemminista, filosofa, attivista e autrice di più di venti libri e di 500 documenti.  E’ la fondatrice della Fondazione di Ricerca per la Scienza, la Tecnologia e l’Ecologia e ha condotto campagne per la biodiversità, la conservazione e i diritti degli agricoltori, vincendo nel 1993 il premio “Una vita giusta” (Premio Nobel alternativo). E’ direttore esecutivo del Navdanya Trust.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-seed-emergency-the-threat-to-food-and-democracy-by-vandana-shiva

Originale: TRANSCEND Media Service

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0