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Video: come fare un portamonete con una confezione di Tetrapak

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Ecco dopo il un altro video su come fare un fiore da una bottiglia di plastica, eccone un altro sul filone del  riciclo creativo tema che ci appassiona moltissimo.

Eccovi il bellissimo video segnalatoci da Arte Riciclo dal titolo “Fiore di Plastica“, in cui Andrea Gori realizza un portamonete ricavandoloda una confezione di trtrapak  in pochi minuti, davvero bravo.

Su come riciclare il tetrapak abbiamo anche scritto una guida: Tetrapak: come riciclare il Tetrapak?

Se volete provare a realizzare anche voi un portamonete da una confezione di Tetrapak serve davvero poco

  • 1 confezione in tetrapak, ad esempio la confezione da 1 litro del latte.
  • 1 paio di forbici
  • del nastro adesivo
  • del velcro per far si che poi possiate chiuderlo

Per maggiori informazioni: andreagori25@live.it

Buon divertimento e fateci sapere come vi è venuto!

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In Sardegna si torna al baratto

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Il baratto sta tornando in Ogliastra (Sardegna) come credo in molte altre parti di Italia e del mondo. Schiacciati dalla crisi, dalla disoccupazione e dai debiti, il baratto mi pare la cosa più sensata e nobile su cui possiamo fare affidamento. Qualche giorno dopo la pubblicazione della mia lettera sul blog L’isola dei cassintegrati, in cui invitavo a rinverdire questa pratica, mi chiamò una giornalista del Tg2 per chiedermi se potevo farle da Cicerone per un servizio sull’argomento.

Non ho avuto molta difficoltà a trovare testimonianze, chiaramente è stato più difficile trovare persone disposte a parlarne davanti alle telecamere. Come accade spesso, infatti, alcune persone hanno una sorta di atavico pudore a toccare certi argomenti, come se parlare di certe pratiche svilisca o dia una cattiva immagine di sé e del proprio territorio.

Nel servizio del Tg2 (che potete vedere qui sopra) appaiono un pescatore, un allevatore, un agricoltore e una titolare di albergo, ma questi sono solo la punta di un icebearg sempre più grande.

Appena iniziata la mia microindagine alla ricerca di testimoni, il mio edicolante mi ha confessato che suo cognato, possessore di un piccolo escavatore, lavora per il 40% ricevendo beni materiali, cibo e altri servizi in cambio delle sue prestazioni professionali. Un albergatore mi ha confidato che un cliente ha pagato il suo soggiorno di agosto dando come contropartita tre frigoriferi “nuovi di pacca” del suo negozio recentemente fallito.

La cosa stupefacente è che il servizo sul baratto in Ogliastra ha spinto un intelligente ogliastrino, Giangiacomo Pisu, tra l’altro autore di vari libri sulla Sardegna, a creare un gruppo su Facebook chiamato ‘Baratto Ogliastra‘ che conta con più di 2200 iscritti. In questo gruppo la gente offre libri, olio, soggiorni turistici, moto, lezioni di lingue e le cose più disparate. Dopo pochi giorni hanno cominciato a nascere altri gruppi anche in altre parti della sardegna. Pian piano la piattaforma di Facebook è servita a un fine nobilissimo, un esempio di integrazione, tra saggezza e pragmaticità popolare e tecnologia.

Dopo il servizio di Rai 2 molte persone dell’Ogliastra si sono sentite poco rappresentate da Romano il pescatore, da Andrea e Basilio da Urzulei e da Patrizia l’albergatrice, in quanto artefici, secondo loro, di una pratica desueta e di cui vergognarsi. Ma questi contestatori sono stati smentiti da un coro sempre più nutrito di questa realtà che crea inaspettati fermenti. Qualche giorno dopo, infatti, uno dei detrattori del servizio al Tg2 ha pubblicato un annuncio nel gruppo ‘Baratto Ogliastra‘ per barattare una sorbettiera.

Alla fine il baratto ha vinto.

A proposito io offro un soggiorno di due settimane in un appartamento a Santa Maria Navarrese in cambio di uno in un’altra località balneare. Baratto signori, baratto… e la paura dello spread passa subito!

di Pietro Mereu

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Passamano:il negozio “free’ dove non si paga

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Un “negozio” davvero particolare dove non servono banconote, né monete per prendere ciò che ti serve. L’idea è di quelle colpiscono: si tratta di “Passamano“, il primo non-negozio basato sulla filosofia del recupero e del riutilizzo, dove cioè si “compra” senza pagare, perché gli oggetti non hanno prezzo. Anzi, qui si possono prendere e portare senza denaro in cambio.

Nato grazie a un gruppo di volontari che non ricevono compenso e che chiedono solo una libera offerta facoltativa per coprire le spese fisse del negozio, il Freeshop Passamano è stato inaugurato, per essere messo a disposizione della collettività, sabato scorso a Bolzano, precisamente in via Rovigo 22/C. Il progetto appartiene a una rete di iniziative che favoriscono il riuso dei beni e un approccio più cosciente con le risorse e lottano contro gli sprechi, la società dei consumi, l’usa e getta. Ma come funziona? Semplice: ci vai, cerchi tra gli scaffali quello che ti piace e lo prendi senza pagare niente. Potrai poi mettere a disposizione qualcosa di tuo che non utilizzi più o lasciare offerte volontarie per il pagamento delle spese della struttura.

Ci sono cose che è più facile regalare che vendereracconta Andrea Nesler al quotidiano locale Alto Adigequando un oggetto ha un valore affettivo è difficile stabilirne il prezzo di vendita, si rischia di svalutarlo, e allora è meglio regalarlo. Così, un ex sciatore è venuto e ci ha consegnato tutta la sua attrezzatura sportiva, perché ha un problema alla schiena e non può più scendere in pista. È venuto e ci ha raccontato la sua storia“. Non solo scambio di oggetti, quindi, ma anche di socialità e amicizia.

L’ideaspiega  una delle promotrici, Gaia Palmisano, ad Alto Agide – nasce all’interno del movimento internazionale “Transition Town” fondato dall’inglese Rob Hopkins. L’obiettivo finale è quello di creare una dimensione partecipativa con metodi che lascino spazio alla creatività individuale”. Insomma, “Passamano” sembra un negozio ma, di fatto, “ne è l’antitesi –continua la promotrice-, nulla, infatti, vi viene venduto. Ognuno può entrare e prendere ciò che più gli è utile o che più gli piace. In cambio non viene richiesta nessuna forma di compenso. In questo modo usciamo completamente dalla logica del “do ut des” cercando di creare contemporaneamente un’alternativa al consumismo e allo spreco, ripristinando un senso di comunità“.

“Passamano” è anche un info-point su consumo consapevole, riciclo e riutilizzo, eco villaggi, transition town, decrescita felice, animalismo, cucina vegetariana e vegana, turismo responsabile, diritti umani, con una biblioteca e una sala riunioni da 30 posti a sedere per serate e incontri tematici. Ma soprattutto è un laboratorio condiviso con chiunque volesse dare il proprio contributo in termini di tempo, disponibilità e collaborazione. Perché i soldi non sono tutto.

Robera Ragni

http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/7436-passamano-negozio-free