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I 15 usi alternativi del dentifricio

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dentifricio

Solitamente utilizziamo il dentifricio per far splendere i nostri denti e mantenerli sani, ma questo prodotto è molto più versatile di quanto si possa immaginare. Anche perché cominciano a diffondersi posizioni che ne mettono in discussione la sua utilità sul fronte dell’igiene orale. Ma se nel bicchiere del vostro lavandino continua a troneggiare quel tubetto bianco che ormai viene proposto in ogni formato e composizione, ecco come potreste impiegarlo al di là della mera pulizia dei denti.

  • 1) Allevia l’irritazione provocata dalle punture di insetto. Le punture di insetto spesso danno prurito, ma basta applicare una minima quantità didentifricio sulla parte interessata per calmare il prurito e ridurre il gonfiore. Se applicato su piccole ferite o bolle, invece, il dentifricio tende ad asciugarle permettendo così alla piaga di rimarginarsi più velocemente.
  • 2) Riesce a lenire il dolore dovuto ad una bruciatura. Per le ustioni lievi, cioè quelle che non comportano una ferita aperta, basta applicare un velo didentifricio per avere subito sollievo.
  • 3) Asciuga i brufoli. Vi è spuntato un antiestetico brufolo in faccia e volete eliminarlo in poco tempo? Applicate una punta di dentifricio solo sul foruncolola sera prima di andare a dormire. Il mattino dopo lavatelo e vedrete che sarà completamente asciugato.
  • 4) Pulisce le unghie. Per avere unghie pulite, lucide e forti mettete un po’ di dentifricio su un vecchio spazzolino da denti e iniziate a spazzolare delicatamente le vostre unghie. Se usate un dentifricio sbiancante contenente perossido potrete finalmente rimuovere il colorito giallognolo che si crea  dopo un ampio uso dello smalto. Vedrete che risultato!
  • 5) Tiene i capelli in ordine. Avete finito il vostro gel per capelli e non sapete come domare la chioma ribelle? Sappiate che i dentifrici in gel contengono gli stessi polimeri solubili in acqua dei gel per capelli quindi, come soluzione estrema, provate a scolpire i vostri ciuffi col dentifricio.
  • 6) Elimina gli odori persistentiAgliocipollapesce possono lasciare sulle nostri mani un odore persistente anche dopo molti lavaggi col sapone. Distribuite su palmi e dita una bella dose di dentifricio e lasciate agire per qualche minuto, dopo eliminate tutto sciacquando con acqua tiepida: il cattivo odore sarà completamente sparito dalle vostre mani
  • 7) Rimuove le macchie. Il dentifricio ha veramente mille risorse! Può persino far sparire le macchie difficili dai vostri capi (come ad esempio quelle di vino) o dai tappeti. Sui vestiti, applicate la pasta dentifricia direttamente sulla macchia e strofinate energicamente, quindi lavate il capo come di consueto. Un consiglio: fate attenzione ai dentifrici sbiancantiperché possono avere un effetto candeggiante sui tessuti! Su tappetimoquette, invece, applicate il dentifricio sulla macchia da trattare e spazzolate, dopo sciacquate immediatamente con acqua.
  • 8) Fa tornare come nuove le scarpe da ginnastica. Avete un paio di scarpe da ginnastica vecchie, sporche e magari anche un po’ graffiate? Applicate una piccola quantità di dentifricio, strofinate bene con una spazzola e poi asciugate con un tovagliolo di carta per eliminare i residui. Le vostre scarpe saranno come nuove!
  •  9) Elimina le macchie sui muri. Vostro figlio si è divertito a colorare una parete di casa con i pennarelli? Può capitare…Allora mettete il dentifricio sulla parete e strofinate con un panno umido: i disegni del vostro bambino spariranno come per magia!
  • 10) Fa splendere l’argenteria. Applicate del dentifricio sui vostri pezzi d’argenteria o sui vostri gioielli e lasciatelo agire per tutta la notte. Il mattino dopo pulite tutto con un panno umido. Il vostro argento sarà lucido e brillante! Per far splendere i diamanti, invece, fate uno scrub delicato strofinando il dentifricio con uno spazzolino da denti e un po’ d’acqua e poi lavate accuratamente per eliminare ogni traccia. Attenzione! Non utilizzate il dentifricio sulle perle!
  • 11) Rimuove i graffi su CD e DVD. Questo rimedio è utile sui graffi superficiali e sulle macchie presenti sui CD o i DVD. Basta applicare uno strato sottilissimo di dentifricio e strofinare delicatamente. Per rimuovere tutti i residui, poi, passate sulla superficie del disco un panno umido.
  • 12) Tappa i buchi nei muri. Avete tolto un quadro dal muro e dopo aver estratto il chiodo vi è rimasto un brutto buco nella parete bianca e non avete lostucco. Che fare? Non c’è problema! Usate della pasta dentifricia bianca.
  • 13) Pulisce a fondo i biberon dei bambini. Per rimuovere ogni residuo dal biberon e soprattutto per eliminare quel caratteristico odore di latte che rimane all’interno, fate una pulizia con del dentifricio con i microgranuli aiutandovi con uno scovolino per bottiglie. Ricordatevi di sciacquare più volte il biberonprima di riutilizzarlo.
  • 14) Toglie la crosticina bruciata dal ferro da stiro. Può capitare che, col tempo, la piastra del ferro da stiro sviluppi una crosticina bruciata. Per eliminarla, utilizzate del dentifricio:contiene silice che macina via ogni residuo di ruggine.
  • 15) Evita l’appannamento delle lenti. I subacquei o i nuotatori forse conosceranno questo piccolo trucco. E’ sufficiente strofinare una piccola quantità didentifricio sulle lenti delle maschere da sub o gli occhialini e poi sciacquare per evitare l’appannamento. Un consiglio: strofinate delicatamente perché nel dentifricio sono contenuti ingredienti leggermente abrasivi che potrebbero graffiare le lenti.

Un ultimo suggerimento: quando scegliete il dentifricio controllate sempre la composizione e se questo è testato sugli animali.

Chiara Fornaro

fonte:    http://www.greenme.it/consumare/riciclo-e-riuso/4004-i-15-usi-alternativi-del-dentifricio

Video: come fare un portamonete con una confezione di Tetrapak

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Ecco dopo il un altro video su come fare un fiore da una bottiglia di plastica, eccone un altro sul filone del  riciclo creativo tema che ci appassiona moltissimo.

Eccovi il bellissimo video segnalatoci da Arte Riciclo dal titolo “Fiore di Plastica“, in cui Andrea Gori realizza un portamonete ricavandoloda una confezione di trtrapak  in pochi minuti, davvero bravo.

Su come riciclare il tetrapak abbiamo anche scritto una guida: Tetrapak: come riciclare il Tetrapak?

Se volete provare a realizzare anche voi un portamonete da una confezione di Tetrapak serve davvero poco

  • 1 confezione in tetrapak, ad esempio la confezione da 1 litro del latte.
  • 1 paio di forbici
  • del nastro adesivo
  • del velcro per far si che poi possiate chiuderlo

Per maggiori informazioni: andreagori25@live.it

Buon divertimento e fateci sapere come vi è venuto!

Costa pochissimo, è facile e veloce. La ricetta del dentifricio fatto in casa.(Video)

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A proposito di ecologia domestica, vi propongo un video che insegna a fare in casa il dentifricio. E’ molto semplice e veloce, lo vedrete.

Su internet girano varie ricette; io ho scelto questa perchè richiede ingredienti facilissimi da trovare e che costano veramente poco: glicerina, bicarbonato, comune sale da cucina. Più un olio essenziale per l’aroma.

Il vantaggio per il portafoglio è evidente. Per quanto riguarda l’ambiente, gli si risparmiano le risorse necessarie per produrre tubetto e scatola, e poi per riciclarli o smaltirle in discarica. Ecco le immagini.

A proposito del bicarbonato, l’ingrediente principale (la glicerina serve giusto ad “impastarlo”) so che esiste una polemica vecchia come il cucco: fa male ai denti e li corrode! No, non fa male e anzi li sbianca!

Secondo me, taglia la testa al toro il fatto che il bicarbonato – così almeno dice Wikipedia – rientra anche nella composizione dei dentifrici industriali.

fonte:           http://blogeko.iljournal.it/2012/costa-pochissimo-e-facile-e-veloce-la-ricetta-del-dentifricio-fatto-in-casa-video/68045

Candele di cera di soia autoprodotte

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Una candela accesa, si sa, crea un’atmosfera rilassante… e se profumata dona anche un senso di pace e di armonia. Eppure non tutti sanno che gran parte delle candele in commercio, realizzate con la cera di paraffina, sono particolarmente dannose per l’uomo e per l’ambiente.
La paraffina è una complessa miscela di idrocarburi di derivazione petrolchimica, largamente utilizzata per i suoi costi contenuti. Uno studio condotto dall’americana “Enviromental Protection Agency” ha rilevato la cancerosità e la neurotossicità della fuliggine nera emanata dalle candele di paraffina. Fuliggine che diffonde nell’ambiente sostanze chimiche dannose come l’acetaldeide, la formaldeide, l’acrolene e il naftalene e che sarebbero responsabili, per i soggetti sensibili, di irritazioni delle vie respiratorie e nei casi più estremi di disturbi neurologici, cefalea, nausea, vomito, vertigini. Sotto accusa anche il piombo contenuto negli stoppini e i coloranti a base di solventi e additivi pericolosi, come nafta e naftalene, e i profumi contenenti flalati tossici.
La natura, per fortuna, ci fornisce grazie alla cera di soia una soluzione alternativa alle dannose candele industriali. L’invenzione della cera di soia risale al 1991, quando Michael Richards cercava un’alternativa più economica alla cera d’api. E i vantaggi legati alla cera di soia sono molteplici. Primo fra tutti quello di essere una risorsa rinnovabile e sostenibile, un prodotto cruelty free, in quanto non testato sugli animali ed infine la sua origine vegetale, garantisce l’assenza di sostanze tossiche e inquinanti durante l’accensione. La cera di soia, inoltre, assicura stabilità alla candela e la sua fiamma sarà più brillante e senza fumo.
Realizzare candele di soia in casa è un’operazione estremamente semplice e divertente!

OCCORRENTE:
– Cera di soia:
La cera di soia può essere acquistata nei colorifici, nei negozi bio o online. Se disponiamo di acido stearico possiamo addizionarlo nella misura del 10% (20% max). Quest’ultimo farà sì che la candela bruci più lentamente ed in maniera più omogenea.

– Stoppino,
E’ bene utilizzare del filo di cotone (il filo sintetico una volta bruciato immette diossina nell’aria). Io ho preso in merceria del filo “a coda di topo”.

– Pentolino e bicchiere per bagnomaria;

– Oli essenziali
Possiamo utilizzare degli oli essenziali di nostro gradimento o oli da cui vogliamo sfruttare i vantaggi dell’aromaterapia. Gradevolissimi sono quello di lavanda o agli agrumi.

– Contenitore
Possiamo riciclare bicchierini, vasetti e quant’altro si presti bene per contenere la nostra candela, persino mezzo limone o mezza arancia svuotati.

PROCEDIMENTO:
1. Tagliamo a pezzi la cera di soia (se non è già in scaglie) e uniamo l’acido stearico (se non lo avete potete ometterlo, non è indispensabile);
2. Fondiamo a bagnomaria la cera di soia e l’acido stearico in un bicchiere di vetro;
3. Tagliamo il filo di cotone di qualche centimetro più lungo rispetto alla lunghezza della nostra candela. Intingiamolo nella cera di soia fusa, lo stendiamo ben dritto su un foglio di carta stagnola o carta forno e lo riponiamo in freezer fino a quando non si sarà totalmente solidificato.
4. Una volta raggiunti i 50° la nostra cera di soia si sarà completamente fusa. Pertanto la tireremo fuori dal bagnomaria e la verseremo sul contenitore che abbiamo scelto. Il punto di fusione relativamente basso della cera di soia fa sì che questa non si solidifichi in fretta una volta sciolta. Quindi non possiamo far pasticci!
5. Riponiamo lo stoppino al centro del contenitore e lo fissiamo all’estremità con una molletta o con uno stuzzicadenti.
6. Lasciamo qualche ora a solidificare e la nostra candela ecologica è pronta!

Vi mostro alcune delle mie candeline. Per le decorazioni ho usato fiori di lavanda, karkadé, frutti di bosco essiccati. Ma in questo potete sbizzarrirvi!

 
(Rossana Vella)

Lavoriamo a maglia. Siamo ribelli

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L’allarme lo ha dato l’associazione nazionale degli artigiani: nei prossimi dieci anni sono a rischio estinzione diversi mestieri, tra cui sarti e falegnami. Il paese della moda è diventato uno dei maggiori sostenitori della dittatura dell’industrializzazione del prêt-à-porter («pronto da insossare»), mettendo in discussione le sartorie artigianali. Ci sarebbe molto da dire su questo tema e alcune iniziative hanno cominciato a farlo piuttosto bene, come Serpica Naro (il nome inventato di una sconosciuta stilista «giapponese» che nel 2005 ha chiuso la settimana della moda milanese, altri non era che l’anagramma di San Precario, il patrono creato dai lavoratori precari, in questo caso della moda) piuttosto che la campagna internazionale Abiti puliti (che sostiene attraverso rapporti, proteste, appelli, boicottaggi le lotte dei lavoratori del settore tessile sfruttati nei sud del mondo da brand del nord). E per alcuni aspetti anche studiosi come il sociologo Richard Sennet con «L’uomo artigiano» (Feltrinelli).

Più preoccupante ci sembra il rischio che scompaiano alcuni saperi di base, diffusi tra le persone comuni, a proposito del cucito. Non occorre chiamarsi Valentino per saper rifare un orlo, rimettere un bottone oppure una cerniera, rammendare un calzino, ricavare fazzoletti di stoffa da vecchie lenzuola, ma sempre meno persone sono in grado di farlo. «Un piccolo corso di cucito o qualche ora da una zia abile – scrive Marinella Correggia in «La rivoluzione dei dettagli» (Feltrinelli) – renderebbero lorsignori e lorsignore in grado di modificare una camicia, rifare un orlo, applicare un ghirigoro su una banale maglietta… Macchine da cucire per non professionisti sono a disposizione a prezzo modico, anche usate». Per fortuna in diverse città grazie soprattutto ai migranti si rivede in giro qualche sartoria, spesso inglobata nelle lavanderie.

Di certo, occorre un cambiamento culturale profondo, spazi sociali a disposizione (come i «Cafè delle riparazioni») e occasioni per la diffusione dei saperi che riguardano le abilità manuali, considerando lo scarso contributo della scuola pubblica, per altro sempre più massacrata. E allora ben vengono iniziative come quella promossa dalla cooperativa Occhio del riciclone, «Corsi sartoriali di trasformazione di vestiti usati», che il mese scorso ha suscitato molte attenzioni tra i lettori di Comune (in particolare gli iscritti al gruppo facebook Great country house, community che consigliamo a chi è interessato ai temi dell’autoproduzione), ma soprattutto ben venga la Giornata mondiale della maglia in pubblico, prevista il secondo e il terzo week-end di giugno.

Il «fare a maglia» in tutte le sue diverse espressioni (con i ferri piuttosto che con gli uncinetti, con ago e filo oppure con la macchina da cucire…, insomma, purché abbia a che fare con il mondo del tessile) non è solo un fatto di mestieri da proteggere o saperi di base da recuperare (in quanto applicazione pratica delle teorie della decrescita e in quanto strumento che riduce le spese dei cittadini aggrediti dalla crisi); c’è anche l’elemento della socializzazione a fare la differenza. D’altronde, in ogni epoca e in ogni angolo del mondo, il cucire è stato spesso vissuto come occasione di incontro tra persone («inventato» dalle nostre nonne davanti ai portoni dei paesi), di compagnia (soprattutto durante le giornate invernali nei paesi di montagna, come Capracotta, provincia di Isernia, «il paese dei sarti»), di condivisione di materiali, di scambio di saperi e di notizie sulla vita di tutti i giorni. Un microspazio di quotidianità, dal nostro punto di vista, capace davvero di favorire la ricomposizione dei legami sociali e la costruzione di relazioni orizzontali, basate sulle fiducia, attraverso attività in cui il valore d’uso è più importante del valore di scambio, relazioni umane non mediate dai merci, relazioni non capitaliste. Per questo, nella Giornata mondiale della maglia in pubblico, promossa per la prima volta da Danielle Landes nel 2005 a Denver (Colorado), chi lavora a maglia viene invitato a uscire di casa per incontrare altre persone con lo stessa passione e capacità.

Il secondo e il terzo week-end di giugno, quindi, in tutto il mondo ci si incontra, magari solo per un paio di ore, nei parchi, nei locali pubblici, nelle piazze, nelle mercerie, nei consigli comunali per cucire, lavorare a maglia e chiacchierare. Nel 2005 gli eventi organizzati in tutto mondo sono stati 25, con il passare del tempo si sono moltiplicati fino a superare il migliaio di appuntamenti. In italia la Giornata si svolge dal 2008: gli incontri (i Kip, cioè i ritrovi, sono annunciati e «catalogati» sul sito ufficiale divisi per paese) sono liberi, aperti a tutti e generalmente non prevedono prenotazioni né pagamenti. Per il 2012 sono già previsti incontri a Roma, Firenze, Prato e Milano. Notizie più complete e aggiornate sono nel sito del Wwkip (World wide knit in public day) e in due pagine fabeook, quella ufficiale dell’evento e quella italiana.

Organizzare un evento, spiegano i promotori, è semplice. Prima di tutto parlate con proprietari e gestori di caffè, bar, negozi, mercerie, spazi sociali; verificate l’appoggio e soprattutto le autorizzazioni dalle autorità locali; fate l’elenco delle cose che i partecipanti devono portare con loro (cibo, acqua ma anche sedie, cappello da sole, maglieria, ago, filo…); individuate un posto in cui rifugiarsi in caso di pioggia; preparate e diffondete volantini nei negozi e messaggi on line; preparate anche un grande cartello da appendere qualche giorno prima nel luogo destinato a ospitare l’iniziativa pubblica; fornite bene ai partecipanti e ai curiosi le indicazioni per raggiungerlo (a piedi, in bici, con bus…).

A Roma, la Giornata 2012 sarà promossa almeno in due appuntamenti: dall’Università del Saper Fare sabato 9 giugno dalle 15 a Villa Pamphilii (via Vitellia 102). L’invito è di portare progetti a maglia, sia ai ferri che uncinetto o qualsiasi altro lavoro che riguardi i filati. E sabato 9 e domenica 10 (dalle 18 in poi) con Romammaglia Knit Festival in piazza San Cosimato a Trastevere, grazie all’iniziativa del collettivo The SempliCity, promossa in collaborazione con il Municipio I: durante la festa sono previsti workshop gratuiti con La Banda della Maglia, installazioni ispirate al libro di Stefano Benni «Stranalandia» (Feltrinelli) della texitle designer Alessandra Roveda, la poesia l’arte dell’associazione LeMasque, guerrilla knitting (il movimento che propone di rivestire di lavori a maglia lampioni, panchine, alberi, opere d’arte delle città per diffondere colore, calore e creatività), ma anche animazioni a sorpresa in tutto il quartiere.

Concludiamo volentieri citando un post del blog di Emma e yummy, cioè Emma Pavanelli e Mariaelena La Banca, tradutrice la prima e pedagogista la seconda. Il blog è dedicato alla decrescita e alle personali scelte di downshifting. «Una delle prime esperienze che ho fatto nel mio percorso di decrescita è stata imparare a cucire – racconta Emma – Erano anni che mi riproponevo di farlo ma non avevo mai il tempo di dedicarmi. Così, una volta lasciato il lavoro, e prima di riprenderlo part time, mi sono iscritta a un corso di patchwork. Quella scelta ha radicalmente cambiato la mia vita. Ho cominciato a fare da me lenzuola e coperte, magliette, pantaloni, borse, libri tattili per bambini e tutto ciò che la mia fantasia proponeva. A mano a mano ho cominciato a prendere confidenza con la macchina da cucire, acquistata usata su e-bay, e devo dire che, oggi, a distanza di due anni, una delle scelte più fruttuose derivate dal downshifting, è proprio il cucito. Rammendare, creare, rattoppare, fare orli… Consiglio a chiunque abbia tempo per frequentare un corso di cucito di buttarsi. Non ve ne pentirete».

I motivi per partecipare al World wide knit in public day sono dunque numerosi. Scegliete quello che preferite. A noi convince soprattutto la capacità dell’evento di coinvolgere persone comuni in spazi pubblici, una vera insurrezione di questi tempi: per dirla con gli zapatisti, «siamo persone comuni e pertanto ribelli». Provateci, non ve ne pentirete.

fonte:       http://comune-info.net/2012/06/lavoriamo-a-maglia-siamo-persone-comuni-e-per-tanto-ribelli/

Guida ai metodi bio per combattere le zanzare

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Con l’estate arriva il caldo e ovviamente anche le zanzare! Per cercare di risolvere il problema delle loro fastidiose punture e allontanarle, si trovano consigli su riviste, giornali, blog e siti di qualsiasi tipo. Anche TuttoGreen vuole darvi qualche dritta contro questa piaga che rovina immancabilmente le nostre calde serate estive ma puntando esclusivamente su ingredienti bio e molto sul fai-da-te.

Suggerimento: vedi anche l’articolo rimedi naturali per le zanzare fai da te

Pur di sconfiggere questo odiatissimo nemico si fa incetta di repellenti di qualsiasi tipo, senza sapere che spesso sono estremamente dannosi per la nostra salute e per l’ambiente.

Pensiamo solo al fatto che l’ingrediente usato nella maggior parte degli insetticidi presenti in commercio è il Dietiltoluamide noto comunemente come DEET.

Il DEET è stato progettato per respingere gli insetti invece che per ucciderli. Anche se è approvato dalle principali Agenzie del Farmaco dei paesi occidentali, è comunque molto irritante per gli occhi e se applicato sulla pelle può causare eruzioni cutanee, dolori e vesciche e alcuni studi lo hanno associato a problemi neurologici. Inoltre è stato dimostrato che il DEET ha un impatto negativo sulla fauna selvatica (avicola ed ittica) e sulle acque sia durante il suo processo produttivo che dopo il suo “ciclo di vita”.

Ma perché rischiare tanto quando si può fare un ottimo antizanzare naturale e a buon mercato e direttamente a casa vostra?

Esistono in natura un notevole numero di olii essenziali in grado di respingere questi insetti come il legno di cedro, la lavanda, il limone, il patchuli, il neem, la menta, il rosmarino, il basilico, il timo, la citronella, la mentuccia, il tè, il geranio, l’erba gatta, l’eucalipto

Olii essenziali, un aiuto... essenziale

E tali olii possono essere combinati in qualsiasi modo in base alla disponibilità e ai propri gusti per la creazione di efficaci spray antizanzare. Ecco una ricetta per la preparazione di questo utilissimo repellente con olii facilmente reperibili in farmacia o erboristeria.

Servono pochi ingredienti:

  • un flaconcino di ciascuno degli olii essenziali (tra quelli elencati in precedenza per creare un mix o un unico aroma)
  • acqua di Hamamelis
  • acqua distillata o bollita
  • glicerina vegetale (opzionale)

Prendi un flacone spray vuoto (che trovi al supermercato o nei negozi di casalinghi o profumeria e riempilo per la metà con acqua distillata o bollita. Aggiungi l’acqua di Hamamelis (che si trova in erboristeria) fin quasi all’orlo.
Aggiungi a piacere ½ cucchiaino di glicerina vegetale (sempre in erboristeria) e 30-50 gocce degli olii essenziali prescelti.

E’ molto utile contro le zanzare usare saponi naturali che contengono tali essenze. Ancor meglio sarebbe se produrli in casa. Segui questa semplicissima ricetta per fare il tuo Sapone alla Citronella:

  • 1 tazza di sapone di Marsiglia grattugiato
  • ½ tazza di acqua del rubinetto
  • 10 gocce di olio essenziale di citronella
  • 5 gocce di olio essenziale d’eucalipto
  • 1 manciata di foglie secche e triturate di menta

Sciogli il sapone nell’acqua e aggiungi gli olii essenziali e le foglie di menta. Mescola il tutto in un mixer fino a quando il volume non sia raddoppiato. Metti il sapone in stampini individuali prima che si sia raffreddato e togli dagli stampini quando il composto è freddo.

Se si è così fortunati da avere una veranda o un giardino, ma non si ha la possibilità di sostarvi a causa delle numerose punture, sarebbe utile coltivare piante antizanzare coma le citronella, l’erba gatta, il rosmarino, la menta piperita, la calendula, la melissa, l’aglio, l’eucalipto e la lavanda.

Se invece si volesse fare una passeggiata in campagna o per un bosco per scoraggiare le zanzare basta strofinare sulla pelle le bacche di vaniglia. Questo metodo funziona anche con le foglie di artemisia, bergamotto, salvia, perfino l’assenzio, la comptonia e le foglie di ananas che però è diffcile trovare. L’effetto durarà un’oretta e poi va riapplicato.

Non dimentichiamo che contro le zanzare sarebbe utile vestire con pantaloni e maglie a maniche lunghe di colore chiaro, utilizzare zanzariere ed evitare eventuali ristagni d’acqua nelle vicinanze dei tombini e dei vasi. Utilizza i vasi con il sottovaso integrato quindi. Eventualmente inserisci un filo di rame nell’acqua ristagnagnante.

A quanto pare c’è l’imbarazzo della scelta. Buona fortuna nella lotta contro le zanzare!

Arianna Zizzi

fonte:            http://www.tuttogreen.it/guida-ai-metodi-bio-per-combattere-le-zanzare/