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Orti e giardini sociali, condivisi, aziendali, urbani, solidali !!!!!!!!!!

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“Occupate le terre così come occupate le piazze”

Vandana Shiva ai giovani italiani

Orti intesi come spazi condivisi, come ritorno alle cose semplici e vere.

Ma ancora come riappropriazione degli spazi pubblici per una diversa destinazione utile ad anziani, giovani, a tutti.

Contro il degrado e per il ritorno alla natura.

Questo è un elenco che si aggiorna di giorno in giorno anche grazie alle vostre segnalazioni!!

ABRUZZO

Orti Urbani Abruzzo

www.facebook.com/profile.php?id=1271798530#!/groups/328054003919296/?notif_t=group_r2j_approved

Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga – Orti urbani

www.parks.it/parco.nazionale.gran.sasso/dettaglio.php?id=16845

Orto Sinergico in Abruzzo (montebello)

www.facebook.com/pages/Orto-Sinergico-in-Abruzzo/125407454194784

BASILICATA

CALABRIA

I PiantaGrano – Guerrilla Gardening – Reggio Calabria

www.facebook.com/pages/I-PiantaGrano-Guerrilla-Gardening-Reggio-C/101436853241461

CAMPANIA

Orti sociali Succivo(CE)

www.youtube.com/watch?v=ApHy2s1mqtc&feature=youtube_gdata

Ortigami (NA) – (orto di Friarielli Ribelli)

Friarielli Ribelli

www.facebook.com/pages/Friarielli-Ribelli/189356217776502

www.facebook.com/profile.php?id=1271798530#!/profile.php?id=100002627110500&sk=info

Spaccanocelle – Guerrilla Gardening Avellino

www.facebook.com/messages/101436853241461#!/spaccanocelle

www.facebook.com/groups/spaccanocelle/#!/groups/spaccanocelle/

Amici del parco metropolitano delle colline di napoli

www.facebook.com/groups/anto64/

EMILIA ROMAGNA

Terra di Nettuno – Guerrilla Gardening Bologna

www.facebook.com/#!/profile.php?id=100002256263489

Guerrilla Gardening Bologna

www.facebook.com/groups/63100472355/#!/groups/244067099021677/

Trameurbane Guerrilla Gardening Bologna

www.facebook.com/trameurbane#!/trameurbane?sk=wall

Orti Condivisi Ferrara

www.facebook.com/presidiogiovaniagricoltori#!/orticondivisiferrara

http://orticondivisi.altervista.org/

Ri-Generazione Urbana “programma di ripensamento dei luoghi marginali e degli spazi pubblici della città di Ferrara”

www.facebook.com/profile.php?id=100001277854554&ref=ts

Orto Sinergico Condiviso a Budrio (BO)

www.associazione-eco.it/?q=progetto_orto

FRIULI VENEZIA GIULIA

LAZIO

Fermenti di Terra

www.fermentiditerra.it

www.facebook.com/profile.php?id=1271798530#!/FermentidiTerra

Società Agricola Coraggio

www.facebook.com/profile.php?id=1271798530#!/societaagricolacoraggio

Guerrilla Gardening Roviano

www.facebook.com/#!/guerrillagardening.roviano

mappa degli orti e giardini condivisi a Roma (di Zappata Romana)

www.zappataromana.net

http://www.facebook.com/zappataromana

Giardinieri Sovversivi Romani

www.facebook.com/#!/groups/346179672203/

Zolle Urbane

www.facebook.com/profile.php?id=1271798530#!/profile.php?id=100002036114738

Lavangaquadra(nuova Arcadia) orti nel sesto municipio (roma)

www.lavangaquadra.com

Presidio Giovani Agricoltori  

www.facebook.com/presidiogiovaniagricoltori#!/presidiogiovaniagricoltori

Orto Sinergico a Manziana

www.facebook.com/#!/pages/Orto-Sinergico-a-Manziana/161739073851790

Filo Verde assoc. cultur. sul tema del paesaggio come processo condiviso di costruzione del territorio

www.facebook.com/filoverde?ref=ts

Hortus Urbis

www.facebook.com/HortusUrbis?ref=ts

Orto Circuito

www.facebook.com/profile.php?id=100003390600170&ref=ts

La strada dell’Orto (VT)

www.facebook.com/lastrada.dellorto

http://lastradadellorto.weebly.com/

LIGURIA

Meditamare

www.meditamare.it/index.html

www.facebook.com/groups/280851520027/

LOMBARDIA

mappa lombarda degli orti pubblici ( di Coldiretti Lombardia)

http://www.lombardia.coldiretti.it/default.aspx?subskintype=Detail&Cod_Oggetto=33934002&KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME

Orto anch’io (VA)

www.comune.varese.it/si4web/common/AmvDocumentoInfo.do?MVVC=amvdocui&ID=665&REV=0&MVPD=0&MVTD=1&MVSZ=188

Isola Pepe Verde

www.facebook.com/messages/125389367522362#!/pages/Isola-Pepe-Verde/125389367522362

GelsominoGroup Guerrilla Gardening (Soresina) (ortocrossing)

http://www.facebook.com/messages/125389367522362#!/profile.php?id=100000155415341&sk=wall

Orto Circuito Milano

www.facebook.com/profile.php?id=1271798530#!/LibereRapeMetropolitane

Il Giardino degli Aromi

http://www.facebook.com/profile.php?id=1271798530#!/profile.php?id=100001888526430&sk=info

Orti d’ Azienda

www.ortidazienda.org

www.facebook.com/media/set/?set=a.308110302578016.79965.289501087772271&type=3#!/pages/OrtidAzienda/289501087772271

MARCHE

Guerrilla Gardening Fano

www.facebook.com/messages/101436853241461#!/groups/139242136097381/

Colonizzatori Urbani (macerata)

www.facebook.com/groups/colonizzatoriurbani/

Orto Circuito Urbino

ortocircuitourbino.blogspot.it/

www.facebook.com/ortocircuitourbino?ref=ts#!/ortocircuitourbino?sk=info

MOLISE

PIEMONTE

badili badola Guerrilla Gardening

www.facebook.com/groups/212416892599/

OrtoCampo (Orto Sinergico – Gassino TO)

www.facebook.com/#!/ortocampo

Miraorti Orti a Mirafiori

www.facebook.com/Miraorti

PUGLIA

Orto Circuito Bari

www.facebook.com/profile.php?id=1271798530#!/groups/119354734773795/

http://ortocircuito.blogspot.it/

SARDEGNA

Guerrilla Gardening Bolotana

www.facebook.com/pages/Guerrilla-gardening-Bolotana/117453378365692#!/pages/Guerrilla-gardening-Bolotana/117453378365692

Guerrilla Gardening Alghero

www.facebook.com/groups/302708829768877/

Terraterra (Orto di Emilio)

www.facebook.com/#!/pages/Terraterra/177553328923083

www.facebook.com/segreteria.terraterra?__att=iframe

Orto Sovversivo di Nurri

www.facebook.com/groups/324384690934574/

SICILIA

Parco Uditore Palermo

www.facebook.com/Parco.Uditore.Palermo?ref=ts

Guerrilla Gardening Palermo

http://www.facebook.com/guerrilla.gardeningpalermo

Guerrilla Gardening Messina

www.facebook.com/pages/Guerrilla-Gardening-Messina/224002964332031

Guerrilla Gardening Catania

www.facebook.com/groups/63100472355/

TOSCANA

Empoli – Orti sociali

www.youtube.com/watch?v=n2nXa6nkmqU

Signa (FI) – Orti sociali

http://www.comune.signa.fi.it/schede/societa-della-salute/anziani/orti-sociali

Amici dell’Orto (Livorno)

www.facebook.com/messages/1202827101#!/groups/318848351459097/?notif_t=group_r2j_approved

Livorno  – Orti per anziani

www.comune.livorno.it/pages.php?id=2115&lang=it

Montemurlo (PO) – Orti sociali

http://www.comune.montemurlo.po.it/servizi/sociale/htm/ortisociali.htm

Orto X Orto (pistoia)

www.facebook.com/groups/colonizzatoriurbani/

TRENTINO

 

UMBRIA

VAL D’AOSTA

VENETO

Provincia di Treviso – Orti Urbani 

www.provincia.treviso.it/Engine/RAServePG.php/P/520010010315/C/0

Cadoneghe (PD) – Orti sociali

http://www.cadoneghenet.it/context.jsp?ID_LINK=185&area=9

Guerrilla Gardening Vicenza

http://www.facebook.com/messages/125389367522362#!/profile.php?id=1716764319

Guerrilla Gardening Veneto

www.facebook.com/pages/Guerrilla-gardening-Bolotana/117453378365692#!/pages/Guerrilla-Gardening-Veneto/147860238594438

Compagnia Zappa e Rastrello

zapparastrello.blogspot.it/

TUTTA ITALIA

Progetto “Orto in Condotta” di Slow Food in varie scuole di tutta Italia

www.slowfood.it/educazione/pagine/ita/pagina_orto.lasso?-id_pg=128

Guerrilla Gardening Italia

www.facebook.com/#!/groups/GuerrillaGardeningItalia/

Progetto “Orti Urbani” di Italia Nostra, Coldiretti, Anci, Campagna Amica

www.italianostra.org/?p=4438

www.campagnamica.it/stili-sostenibili/progetto-nazionale-orti-urbani

fonte:       http://www.facebook.com/mettiamocilcuore

Il Suolo Minacciato:dalla Food Valley un allarme contro il consumo di territorio (film)

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Fonte:    http://www.ilsuolominacciato.it/index.html

Il DVD

Negli ultimi anni nella pianura padana si sono perduti migliaia di ettari di suolo agricolo ad opera di una dilagante espansione urbana ed infrastrutturale. Nella sola Food Valley parmense, luogo di produzioni agroalimentari di eccellenza, lo sprwal urbano, con i suoi capannoni, le sue gru, le sue strade, il suo cemento consuma un ettaro di suolo agricolo al giorno. Partendo da questo caso emblematico e paradossale, il film Il suolo minacciato mostra senza veli quanto sta accadendo al territorio e al paesaggio evidenziando l’importanza di preservare una risorsa finita e non rinnovabile come il suolo agricolo. Per quanto ambientato nella pianura parmense, il film, attraverso il montaggio di interviste ad esperti ed agricoltori locali, affronta il problema nazionale del consumo di suolo e della dispersione urbana, analizzandone costi e cause per poi proporre modelli alternativi di sviluppo urbano sulla scorta delle esperienze di altri paesi europei, come la Germania e la Francia, o di piccoli Comuni italiani, come Cassinetta di Lugagnano (MI).

Mauro Corona: “Dobbiamo imparare a farci il cibo da soli”

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Intervista di Romina Vinci

«Con la crisi è subentrata una legge della necessità, che farà in modo che l’uomo sia più avveduto nelle scelte, nelle compere, negli acquisti, nel muovere la macchina», dice l’alpinista, scultore e scrittore Mauro Corona. «Bisogna tornare alla terra, all’agricoltura, coltivare i campi, imparare a farci da soli il cibo, e non pretendere di andarlo a comprare».

Mauro Corona

C’è chi lo ha definito l’uomo che parla agli alberi, nei suoi romanzi e nei suoi racconti riproduce i suoni della natura, porta a galla l’umanità dei boschi e fa emergere un mondo dimenticato dotato di rara bellezza. Forse semplicemente un uomo alla ricerca del suo posto nel mondo, nel corso della sua carriera ha scritto diciotto libri, scalato vette italiane ed estere e realizzato sculture che danno forma ai “sì” e ai “no” della vita. Mauro Corona è originario di Erto, un piccolo paese nella Valle del Vajont. Ha ereditato dal padre la passione per le montagne, per le scalate, per la vita all’aria aperta. Dalla madre il dna della lettura e dal nonno la manualità dell’artigiano, il lavoro del legno e gli attrezzi del mestiere, ma non “l’arte di tacere”.

Nel suo libro La fine del mondo storto (Mondadori, 2010) ha auspicato un riavvicinamento alla terra e all’agricoltura, e ha vinto il premio Bancarella 2011. Lo scorso mese di novembre ha dato alle stampe Come sasso nella corrente (Mondadori, 2011) un libro «per non morire frainteso», una sorta di testamento che consegna ai suoi lettori, e nel quale ripercorre le angherie e le sofferenze di un’infanzia condotta ai margini. È una scrittura sofferta perché lede dentro, scava come uno scalpello l’anima per portare a galla i nodi rimasti irrisolti, un dolore incessante che non trova giovamento. Ne emerge un ritratto di un uomo solo, con una sete d’amore mai sazia. Non chiamatelo artista però, altrimenti succede questo.

Mauro Corona scrittore, scultore, alpinista. Crede che “artista” sia una parola in grado di definirla?
Assolutamente no: la parola artista è una convenzione. Siamo tutti artisti di noi stessi. Già l’atto di nascere e vivere è un arte, anzi, è un lavoro usurante. Non mi ritengo affatto un artista, semmai un buon artigiano. Non vedo differenza tra scrivere, scalare o scolpire: si tratta sempre di togliere. Togliere orpelli, togliere oggetti, togliere cose. Quando vado a scalare devo cercare di far meno movimenti possibili, altrimenti mi stanco e rischio di cadere. Quando scrivo devo cercare di usare poche parole, altrimenti realizzo opere prolisse, libri noiosi. E nella scultura devo togliere legno per vedere cosa salta fuori.

Ed allora chi è l’artista?
Forse Dio. Io non ci credo più ma per chi ha fede probabilmente è Lui un’artista, noi umani siamo tutti degli abili professionisti, dei virtuosi. Inorridisco quando in tv sento delle pseudo soubrette definirsi artiste. Bisogna dare il valore giusto a questa parola. Artista chi? Il pianto di fronte ad un bambino malato di leucemia, questo sì che è un gesto artistico, perché viene dall’anima. Il resto sono soltanto pagliacciate e convenzioni.

Nel 2009 nel corso di un’intervista ha dichiarato: «Ben venga la crisi, che Dio la benedica», citando anche un proverbio della tua Erto: “Quando l’acqua tocca il culo si impara a nuotare”. A due anni di distanza, conferma quelle parole?
Certo, perché l’uomo di sua scelta non è capace di tornare indietro. Ha bisogno di un’imposizione, oppure di una disgrazia. Noi siamo un popolo intelligente, ma anche pigro, e quindi se non c’è qualcuno che ti imponga di mettere il casco tu puoi spaccarti la testa beatamente. Ma io dico: serve una legge per dire metti il casco perché se cadi ti fracassi il cranio? In Italia serve. Ora, con questa crisi, è subentrata una legge della necessità, che farà in modo che l’uomo sia più avveduto nelle scelte, nelle compere, negli acquisti, nel muovere la macchina. Ed allora lo ripeto: ben venga la crisi che ri-umanizza l’uomo.

Qual è il modo per uscirne?
Bisogna tornare alla terra, all’agricoltura, coltivare i campi, imparare a farci da soli il cibo, e non pretendere di andarlo a comprare. Dobbiamo smetterla di investire sulle industrie, ma tornare a fare i contadini. Perché se ti fai il mangiare diventi invincibile perché hai tutto: animali, riso, frumento, insalata, verdure, frutta. Ma io dico, cosa faceva Steve Jobs per vivere? Mangiava computer?

No, però ha scelto il logo della mela per il suo Mac
Lo so che è un’utopia ridicola, e può sembrare ridicola e patetica. Ma se viene la fame bisogna imparare a sostentarsi, perché i soldi non li mangi.

Come definiresti il modo di fare informazione in Italia?
Politicizzato, bieco e spietato. Non c’è più la lealtà tra gli uomini. Portiamo l’esempio di Luca Abbà, l’attivista No Tav folgorato su di un traliccio. Bisogna dare la notizia che un uomo è salito su un traliccio ed è rimasto fulminato precipitando giù, però c’è il giornalista che dà la colpa alla foga dei poliziotti che lo inseguivano per catturarlo, e il giornalista che ti scrive senza giri di parole che si è comportato come un cretino. Ecco l’informazione in Italia, sempre schierata. Io do una notizia ma la piego. È questa la blasfemia. Dov’è il giornalista pulito che fa l’informazione pulita? Non esiste. Perché l’uomo va educato alla lealtà prima che gli venga messo in mano un mestiere.

Perché è un mondo storto quello in cui viviamo?
L’uomo non è mai contento, e crede che la sua felicità sia nella ricerca del di più. La natura invece ha capito, è come una grande montagna, domina tutto il paesaggio e vede se stiamo percorrendo la strada sbagliata. Perché se io cammino su un pendio in cui ha appena nevicato rischio di venir travolto dalla valanga. La nostra umanità da sempre cammina su questi pendii pericolosi, ed ora la valanga è venuta giù. Il mondo storto è stato allontanarci dal contatto con la terra. Perché bisogna indossare una maglietta da mille e quattrocento euro, soltanto perché porta la griffe di Dolce e Gabbana? Perché per guardare l’ora serve un Rolex da 60mila euro? Noi cerchiamo l’inutile. L’uomo non sarà mai felice perché vuole sempre quel che non ha, è tutta qui la chiave. Bisogna tornare all’essenziale. Mangiare poco, un pasto al giorno, ed investire nel tempo libero: la gente non ha più tempo per stare un’ora con i figli, ma è questo qui il mondo?

Dice che i soldi non sono importanti, che bisogna tornare alla natura e all’orto. Ma allora perché scrive per la maggiore case editrice italiana e perché vive di scrittura? È come se parlassi male di un mondo che – volente o nolente – l’ha in ogni caso contaminata.
Avevo bisogno di soldi, ho sempre vissuto nella miseria. Ho allevato i miei figli nella povertà, per un anno ho dormito con mia moglie in un sacco a pelo. Ricordo che chiamavo il notaio, l’avvocato, il medico di turno, gli “amici”, esortandoli a comprare qualche mia scultura, perché ero alla disperata. Sculture per altro belle, non l’ho detto io ma i critici. Chiedevo 500mila lire, loro me ne davano 300mila perché sapevano che io non potevo rifiutare. E quindi lo dico senza vergogna, ho cercato il denaro, ma l’ho distribuito tra i miei figli e mia moglie, perché lei ha pagato un prezzo molto alto per avere un uomo come me al suo fianco, ha patito molte umiliazioni. Son riuscito a far studiare quattro figli all’università, a comprare una casetta, ma non ho un centesimo a mio carico. Non si dovrebbero dire queste cose, ma faccio molte donazioni di denaro ad amici e ai poveri. Per quanto riguarda la Mondadori beh, ho sempre dichiarato di non esser un sostenitore di Berlusconi, mai l’ho votato e mai lo voterò però la sua casa editrice dal lato professionale è la migliore. È un’azienda eccellente e – a differenza di molte altre – paga i suoi autori. Ed allora non sono uno che sputa nel piatto in cui mangia, e non condivido la scelta di esimi autori che adesso sono andati via dalla Mondadori. Io lo sapevo già quindici anni fa chi fosse il proprietario della casa editrice, è inutile che scappi via oggi che il vento è cambiato, basta con questa demagogia fine a se stessa.

Da uomo solitario a uno degli scrittori più apprezzati d’Italia: come si compie questo passo?
Ho cercato la gloria per uscire dal pantano della vita. Ho scritto libri per non morire frainteso e per salvare una memoria che annienta soprattutto gli ultimi, cancellandoli dalla faccia del mondo. Che questo mi abbia portato una certa fama non mi dispiace, ma come diceva Gabriel Garcia Marquez “la notorietà una cosa buona per uno scrittore, ma va tenuta a bada”. Ed io sono stanco di tutto questo perché mi ha tolto gran parte della mia vita antica, a contatto con le montagne e con la terra. È lì che voglio tornare, sparendo da questa popolarità.

Il tuo ultimo libro, Come sasso nella corrente, può essere letto come un testamento che concede ai tuoi lettori. Averlo scritto implica che è iniziata la sua parabola discendente, oppure ascendente, perché è un ritorno indietro a ciò che la fa stare bene?
Entrambe le cose. È discendente nel cammino della vita, perché ormai ho 62 anni, non mi sento vecchio ma devo iniziare a tirare i conti, e quindi il mio tempo, da qui in avanti, diventa preziosissimo. Ma allo stessa maniera è un cammino dolce perché è un ritorno alle origini. Borges narrava la leggenda di un uccello che volava all’indietro, non gli interessava sapere dove sarebbe andato a finire, ma ricordare da dove era partito. Io ho bisogno della mia naturalità.

Racconti di un’infanzia sofferta, di violenze fisiche e psicologiche da parte di due genitori che non sono stati modelli di vita. Li ha perdonati?
Ho fatto una vita infame, un’infanzia maledetta e disgregata con un padre violento, picchiatore e alcolizzato, e una madre che per sfuggire al suo uomo abbandona i suoi figli piccoli. Ormai sono entrambi morti, li ho perdonati, sì, però io non dimentico. Sto per dire una cosa orribile: lui è morto cinque anni fa, lei da pochi mesi, ebbene, nonostante io li amassi ed ho pianto per loro, devo dire che mi hanno fatto un piacere perché adesso, non vedendoli più, posso dire finalmente di aver chiuso una pagina, non sono più un figlio.

Il rancore brucia ancora dentro di lei.
Non hanno mai reso i conti, non hanno mai detto niente, mai una verità, un perché, nulla. Una carezza, un gesto d’affetto, un bicchiere: niente. Quando andavamo al bar ognuno pagava il proprio conto, io volevo offrire loro, e invece “No, non ho bisogno” hanno sempre risposto scrollando il capo. Questa crudezza non è obliabile. Non ho rancore ma non dimentico. Queste ombre tornano a cercarmi, perché un bambino non chiede altro che una carezza ed un pasto al giorno. Io non ho avuto né l’una e né l’altro. Sono andato a elemosina, nei paesi della valle a chiedere la carità, a otto, nove, dieci, undici anni. L’estate lavoravo nei cantieri, da giugno a settembre, gratis, soltanto vitto e alloggio. Io la gavetta l’ho fatta, checché se ne dica. Se mi è capitata un po’ di luce ringrazio qualcuno, ma nessuno mi ha mai regalato niente, non ho mai avuto né raccomandazioni, né nepotismi, né familismi.

Qual è la differenza tra rimpianto e rimorso?
I rimpianti sono una dolcezza lontana, una tenera nostalgia. I rimorsi sono come le disgrazie, diventano tali solo quando sono accaduti e non hai più la possibilità di rimediare, di chiedere scusa o tendere la mano. I rimorsi sono cani che ti azzanno le caviglie e ti disossano. Io sono perseguitato dai rimorsi, ed è per questo che reputo la morte una liberazione. E non perché mi mancheranno le montagne, la lettura o le donne, son già in grado di farne a meno di queste cose, ma il riposo eterno mi libererà dai miei rimorsi e da questo naufragio in terra ferma.

In Come sasso nella corrente racconti di come un bambino possa passare il tempo ad incidere una bocca che sorride sugli oggetti che ha intorno. Quanto sono lontani i periodi in cui un mestolo e un cucchiaio erano le uniche cose che ridevano al suo fianco?
Oggi ho i miei figli che mi vogliono bene, ed anche un po’ di amici. Se faccio una resa dei conti però non è cambiato nulla, provo ancora dolore, e dentro di me sono ancora lì che incido la bocca che mi sorride. Non è un caso che un tema ricorrente delle mie sculture sia la maternità. Cerco di scolpire sul legno le cose che non ho avuto dando così loro la dignità di esistere alla luce del sole. Voglio tenere unita la famiglia almeno nelle sculture, ed invece vedo che tutto si sfaglia intorno a me. È passato tanto tempo, eppure io sto ancora cercando di far sorridere i cucchiai.

Qual è il male più grande del nostro tempo?
L’indifferenza, il cinismo, l’egoismo. Sono sempre stati presenti, ma prima lo erano in minor scala. Oggi invece c’è stato il crack, e la gente si arma e ruba quello che non ha prima di decidersi a coltivarlo. Se vogliano andare sul “tecnico” dobbiamo parlare di questi uomini politici che hanno soltanto l’importanza che si danno. Non fanno nulla per noi che invece li abbiamo delegati a renderci la vita migliore. La burocrazia è spaventosa, per fare un esame in ospedale bisogna aspettare anche due anni: è questo il fallimento più grande di una società che viene e verrà bastonata dalla crisi. Lo ripeto: torneremo ad usare le zappe, ma prima ci sarà la barbarie.

Ed invece la cosa più bella?
Il ritorno della natura, la quale c’è sempre stata, ma ogni tanto fa capolino per non farci dimenticare che noi abbiamo i piedi nella terra. La cosa più bella è che torna la neve anche a Roma. Perché non dovrebbe nevicare a Roma?

Stevia: coltivare e produrre il proprio dolcificante naturale

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La Stevia rebaudiana è una pianta originaria del Paraguay e del Brasile, perenne della famiglia delle Compositae, ha proprietà dolcificanti molto forti, molto più forti di quelle dello zucchero eppure per anni è stata boicottata.

Fino agli anni ’50 nel nostro Paese però è stata molto coltivata in quanto poco costosa e di facile reperibilità, coltivazione e propagazione al contrario dello zucchero che in tempo di guerra non era alla portata di tutti.

Il suo iter di approvazione però è risultato molto lungo, addirittura per anni ci si è basati su uno studio risalente alla fine degli anni ’60 nella quale si affermava la sua tossicità dopo che ne vennero somministrati altissimi dosaggi alle cavie nei test effettuati: la causa principale di fallibilità dello stesso test fu’ la non comprensione dell’alto potere dolcificante della pianta in esame e quindi i dosaggi estremamente sovradimensionati non compatibili con l’uso.

Oggi però sono stati fatti ulteriori test, sia in Europa che negli USA, dove la stevia ha decisamente superato tutte le prove di tossicità a cui è stata sottoposta (considerando la dose di un consumo quotidiano che è di circa 10mg al gg é stata testata in dosi di gr).

Se non bastasse però la stevia è sempre stata presente in natura e per decine di anni consumata regolarmente dalle popolazioni del sud-America come pianta non solo dalle enormi proprietà dolcificanti ma anche addirittura curative.

Da dicembre 2011 è stata finalmente regolarizzata ed è stato permesso il suo uso, ma solo come “integratore alimentare”, mentre la sua vendita come zucchero non è stata riconosciuta.

Il suo principio attivo, lo steviolo, è adatto a chi è diabetico in quanto non influisce sui livelli di insulina.

Il principio attivo è presente in maniera significativa nelle foglie della pianta ed a oggi la stevia si può facilmente trovare nei vivai: si può usare fresca direttamente utilizzando le foglie in infusione nel tè oppure è possibile farne una tisana dal potere molto molto dolcificante.

Come dicevamo da dicembre 2011 la stevia è entrata a far parte della categoria integratore alimentare in quanto ritenuta energizzante ed utilizzata in campo sportivo ed erboristico: le foglie dopo essere state raccolte vengono essiccate e quindi polverizzate, con il suo principio attivo poi in commercio sono spuntati come funghi moltissimi dolcificanti alimentari che fino a qualche mese prima della legalizzazione della pianta si potevano trovare solo a base di aspartame, ciclamato o saccarina.

Per chi è diabetico infatti saccarina, aspartame e ciclamato, tutti dolcificanti di sintesi, erano le uniche alternative facilmente e legalmente reperibili in commercio, sebbene la stevia abbia sempre avuto una qualità in più che i dolcificanti sintetici non sono mai riusciti ad avere (a parte ovviamente non avere alcuna controindicazione se utilizzata in dosi normali) ha un gradevolissimo gusto al contrario, ad esempio della saccarina che ha un retrogusto amaro ma soprattutto regge perfettamente la cottura (cosa che per esempio l’ aspartame non fa’) ed in questo la stevia risulta perfetta per dolci o bevande.

La stevia quindi ha 0 calorie ed utilizzabile per fare dolci: accoppiata vincente per chi non vuole problemi di linea o di salute!

La coltivazione della pianta di stevia è davvero facilissima: la stevia cambia la sua attività di crescita a seconda del terreno nel quale vive, se è un terreno argilloso darà foglie più piccole e con meno potere dolcificante e crescerà in altezza, se invece è un terreno sciolto la pianta sarà più corposa, avrà foglie più grandi e con un maggiore potere dolcificante.

Inoltre la pianta di stevia ha un‘enorme potere di propagazione: togliendo un rametto e ponendolo subito nel terreno tenderà a radicare spontaneamente, questa sua enorme proprietà le ha valso il nome di pianta pioniera in quanto copre e colonizza facilmente qualunque area a lei contingente

Volete farvi da voi il vostro integratore dalle proprietà dolcificanti?


Facile, procuratevi una pianta di stevia, fatela crescere e tagliatela subito dopo la fioritura

Quindi fatela essiccare a testa in giù in un sacchetto di carta al buio e poi, una volta che è perfettamente secca, ponetela nel frullatore, otterrete così una magica polverina dal potere dolcificante di 10 volte di più di qualunque altro dolcificante o zucchero in commercio!

Scritto da Carmela Giambrone

fonti:

http://www.veggiechannel.com/

http://donnacanapa.altervista.org/

http://www.xmx.it/stevia.htm

http://erbaviola.com/

Leggi anche Stevia: il docificante alternativo allo zucchero a zero calorie

Leggi anche I 10 dolcificanti naturali alternativi allo zucchero

Citazione

“Quando incoraggiamo la gente a coltivare parte del proprio cibo la stiamo incoraggiando a prendere il potere nelle proprie mani. Potere sulla propria dieta, potere sulla propria salute e potere sul proprio portafogli. Penso che questo sia veramente sovversivo perché stiamo dicendo di sottrarre quel potere a qualcun altro, ad altri soggetti sociali che attualmente hanno potere su cibo e salute.”

Roger Doiron

“Quando incoraggiamo…”

L’emergenza dei semi: minaccia al cibo e alla democrazia

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I semi sono il primo anello della catena alimentare e la sovranità sui semi è la base della sovranità alimentare.  Se i coltivatori non dispongono di semi propri o non hanno accesso a varietà impollinate naturalmente e che possono conservare, migliorare e scambiare, non hanno sovranità sulle semenze e, in conseguenza, non dispongono di sovranità alimentare.

La crisi agricola e alimentare in peggioramento ha le sue radici nel cambiamenti del sistema della fornitura delle semenze e nell’erosione della diversità dei semi e della sovranità su di essi.

La sovranità sulle semenze include il diritto del coltivatore di conservare, far crescere e scambiare i semi, di avere accesso a diverse fonti collettive che possono essere conservate e che non sono brevettate, geneticamente modificate o controllate da giganti emergenti dei semi.  Si basa sulla rivendicazione dei semi e della biodiversità come beni comuni  e risorse pubbliche.

Gli ultimi vent’anni hanno visto una rapidissima erosione della diversità delle semenze e della sovranità su di esse e la concentrazione del controllo sui semi da parte di un piccolissimo numero di industrie giganti. Nel 1995, quando l’ONU organizzò la Conferenza sulle Risorse Genetiche delle Piante a Lipsia, fu riferito che il 75% di tutta la biodiversità agricola era scomparsa a motivo dell’introduzione della varietà “moderne”, che sono sempre coltivate come monocolture. Da allora l’erosione si è accelerata.

L’introduzione all’Accordo sui Diritti di Proprietà Intellettuale Relativi al Commercio dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha accelerato la diffusione di semi geneticamente modificati – che possono essere brevettati – e per i quali possono essere riscossi diritti di sfruttamento.  Navdanya è stata avviata in reazione all’introduzione di tali brevetti sui semi nell’Accordo Generale sui Dazi e il Commercio – un precursore della WTO – a proposito del quale un rappresentante della Monsanto ebbe a dire in seguito: “Nel redigere questi accordo, eravamo il paziente, il diagnosta e il chirurgo tutti insieme.” Le industrie definirono un problema e per loro il problema era il fatto che gli agricoltori conservassero i semi.  Offrirono una soluzione e la soluzione fu di rendere illegale la conservazione dei semi da parte degli agricoltori, introducendo brevetti e diritti di proprietà intellettuale (PDF) su quegli stessi semi. In conseguenza di ciò gli acri dedicati a grano, soia cannola geneticamente modificati sono aumentati in misura spettacolare.

Minacce alla sovranità sui semi

Oltre a sostituire e a distruggere le diversità, i semi OGM brevettati stanno anche compromettendo la sovranità sulle semenze.  In tutto il mondo vengono introdotte leggi sulle semenze che impongono la registrazione obbligatoria dei semi rendendo impossibile ai piccoli agricoltori coltivare le proprie varietà e costringendoli alla dipendenza da industrie giganti delle sementi. Le industrie stanno anche brevettando semi resistenti al clima selezionati dagli agricoltori derubandoli così dell’utilizzo dei loro stessi semi e del loro sapere relativo all’adattamento climatico.

Un’altra minaccia alla sovranità sui semi è la contaminazione genetica. L’India ha perso i suoi semi del cotone per la contaminazione da parte del cotone Bt, una varietò che contiene il batterio pesticida Bacillus thuringiensis. Il Canada ha perso i suoi semi di cannola per la contaminazione da cannola preparata per l’erbicida Roundup [della Monsanto]. E il Messico ha perso il suo grano per la contaminazione da cotone Bt.

Dopo la contaminazione le industrie dei semi biotech fanno causa agli agricoltori per violazione dei brevetti sui semi, come è accaduto nel caso di Percy Schmeiser. E’ per questo che più di 80 gruppi si sono uniti per promuovere una causa per impedire alla Monsanto di citare gli agricoltori i cui semi erano stati contaminati.

Quando i semi degli agricoltori sono intaccati e i agricoltori divengono dipendenti da semi OGM brevettati, la conseguenza è l’indebitamento.  L’India, la patria del cotone, ha perso le sue diversità di cotone e la sovranità sui semi del cotone.  Circa il 95% del cotone seminato nel paese è ora controllato dalla Monsanto e la trappola dell’indebitamento creato dall’essere costretti a comprare i semi ogni anno – e a pagare diritti di sfruttamento – ha spinto centinaia di migliaia di agricoltori al suicidio; dei 250.000 agricoltori suicidi la maggioranza è della zona del cotone.

Controllo delle semine

Persino mentre la scomparsa della biodiversità e della sovranità sulle sementi creano una grave crisi per l’agricoltura e la sicurezza alimentare, le industrie spingono i governi  a utilizzare il denaro pubblico per distruggere le forniture di semi pubblici e sostituirle con semi non affidabili, non rinnovabili, coperti da brevetto, che devono essere acquistati ogni anno.

In Europa la regolamentazione del 1994 sulla protezione della varietà delle piante costringe gli agricoltori a versare un “contributo volontario obbligatorio” all’industria delle sementi.  La stessa terminologia è contraddittoria. Ciò che è obbligatorio non può essere volontario.

In Francia è stata approvata una legge nel novembre 2011 che rende obbligatorio il pagamento dei diritti di sfruttamento [royalties]. Come ha affermato il  ministro dell’agricoltura Bruna Le Marie: “I semi non possono più essere esenti dal pagamento di diritti, come avviene attualmente.” Delle circa 5.000 varietà di piante coltivate, in Francia 600 sono protette da certificazione, ed esse rappresentano il 99% delle varietà coltivate dagli agricoltori.

Il “contributo volontario obbligatorio”, in altri termini un diritto di sfruttamento, è giustificato con la motivazione che “si paga una commissione ai detentori di certificazione (le industrie delle sementi) per sostenere il finanziamento della ricerca e dei tentativi di migliorare le risorse genetiche.”

La Monsanto pirata la biodiversità e le risorse genetiche dalle comunità di coltivatori, come ha fatto nel caso nel caso della biopirateria del grano combattuta da Navdanya insieme con Greenpeace, i raccolti resistenti al clima e le varietà di brinjal (noto anche come melanzana) per la melanzana Bt.  Come afferma la Monsanto: “è estratta da una libreria di plasma germinale senza paralleli nella storia” e “mina la biodiversità di questa libreria genetica per sviluppare semi elitari più rapidamente che mai.”

In effetti ciò che sta avendo luogo è l’appropriazione dei beni comuni genetici della nostra biodiversità e dei beni comuni intellettuali della coltivazione pubblica da parte della comunità degli agricoltori e delle istituzioni pubbliche.  E le sementi OMG che la Monsanto offre sono difettosi. Non si tratta di “miglioramento” delle risorse genetiche, bensì di degrado. Questa non è innovazione, ma pirateria.

Ad esempio l’Alleanza per una Rivoluzione Verde in Africa (AGRA) – sollecitata dalla Fondazione Gates – è uno dei principali attacchi alla sovranità delle sementi dell’Africa.

Affari in agricoltura

La Legge sulla Sicurezza Alimentare Globale (PDF), chiamata anche Legge Lugar-Casey (PDF), “una legge che autorizza appropriazioni per gli anni fiscali dal 2010 al 2014 per fornire assistenza a paesi stranieri nella promozione della sicurezza alimentare, nello stimolo alle economie rurali e a migliorare la reazione d’emergenza alla crisi alimentare, a modificare la Legge sull’Assistenza all’Estero del 1961 e per altri fini”.

L’emendamento alla Legge sull’Assistenza all’Estero includerebbe “ricerche sui progressi della biotecnologia adatti a condizioni ecologiche locali, comprese le tecnologie delle modifiche genetiche”. I 7,7 miliardi di dollari che accompagnano la legge andrebbero a beneficio della Monsanto per promuovere i semi geneticamente modificati.

Un articolo su Forbes intitolato “Perché lo Zio Sam appoggia i cibi Frankenstein” mostra come quello degli affari in agricoltura sia l’unico settore in cui gli Stati Uniti hanno una bilancia commerciale positiva. Di qui la spinta agli OGM, perché fanno incassare diritti agli Stati Uniti.  Comunque le royalties a favore della Monsanto si basano sull’indebitamento, sul suicidio dei contadini e sulla scomparsa della biodiversità a livello mondiale.

In base alla Legge statunitense sulla Sicurezza Alimentare Globale il Nepal firmò un accordo con USAID e Monsanto. Ciò portò a massicce proteste in tutto il paese. L’India fu costretta a consentire brevetti sulle sementi in seguito alla prima vertenza avviata dagli Stati Uniti contro l’India presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio.  Dal 2004 l’India ha anche tentato di introdurre una Legge sulle Sementi che avrebbe prescritto agli agricoltori di registrare i propri semi e di ottenere licenze. Ciò avrebbe in realtà costretto gli agricoltori ad abbandonare l’uso delle loro varietà indigene di sementi. Creando un Satyagraha delle Sementi – un movimento di non collaborazione sulle orme di Gandhi, che consegnò centinaia di migliaia di firme al primo ministro e lavorò con il parlamento – abbiamo sin qui impedito che la Legge sulle Sementi fosse introdotta.

L’India ha firmato una Iniziativa Conoscitiva USA-India sull’Agricoltura  con la Monsanto nel consiglio di amministrazione.  Sono state esercitate pressioni sui singoli stati affinché firmassero accordi con la Monsanto. Un esempio è il Memorandum d’Intesa Monsanto-Rajasthan in base al quale la Monsanto avrebbe ottenuto il diritto di proprietà intellettuale su tutte le risorse genetiche e quello di condurre ricerche su sementi indigene. C’è voluta una campagna di Navdanya e un Bija Yatra [“pellegrinaggio delle sementi”] all’insegna di “Fuori la Monsanto dall’India” per costringere il governo del Rajasthan a cancellare il Memorandum.

Questa pressione asimmetrica della Monsanto sul governo USA e la pressione congiunta di entrambi sui governi di tutto il mondo costituisce una delle maggiori minacce al futuro dei semi, al futuro del cibo e al futuro della democrazia.

Vandana Shiva, membro di TRANSCEND, è un fisico, ecofemminista, filosofa, attivista e autrice di più di venti libri e di 500 documenti.  E’ la fondatrice della Fondazione di Ricerca per la Scienza, la Tecnologia e l’Ecologia e ha condotto campagne per la biodiversità, la conservazione e i diritti degli agricoltori, vincendo nel 1993 il premio “Una vita giusta” (Premio Nobel alternativo). E’ direttore esecutivo del Navdanya Trust.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-seed-emergency-the-threat-to-food-and-democracy-by-vandana-shiva

Originale: TRANSCEND Media Service

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0