Archivi tag: cibo

Food not Bombs Photos

Standard
Qui trovate la presentazione delle seguenti foto:

Le migliori foto del movimento Food Not Bombs postate su Flickr da tutto il mondo!

nato_march_FNBFood not bombsshot teaFNB on December, 31Delicious
occupy-food-not-bombs-signchickpea salad sandwichesLiberatingDishwashing stationtofukitchen
Food Not BombsFood Not Bombsoccupy vancouverOccupy Freedom Plaza -- 153IMG_0613Food Not Bombs Table
#OccupyLAOccupy Boston / 180Food not bombsEast Bay Food Not BombsEast Bay Food Not Bombsfood not bombs

* food not bombs, a group on Flickr.

Annunci

CIBI CONTAMINATI DAI METALLI PESANTI: ECCO L’ELENCO DELLE MARCHE DA EVITARE!

Standard

di Dioni per Informare x Resistere

Uno studio ha dimostrato che vi sono prodotti alimentari, regolarmente venduti in Italia e nel mondo, contenenti particelle di metalli pesanti altamente cancerogene, provenienti dal fumo di termovalorizzatori, nome nobile per definire gli inceneritori dei rifiuti. Queste microparticelle vengono ritenute dai due scienziati di Modena più pericolose delle macroparticelle dei gas di scarico delle auto, perché entrano nel nostro sangue e si annidano negli organi rimanendovi per sempre, aumentando il rischio di un cancro. Gli scienziati hanno inviato alle aziende interessate i risultati delle loro analisi senza ricevere alcuna risposta.

ECCO LE MARCHE E I PRODOTTI RISULTATI POSITIVI ALLE ANALISI SULLA PRESENZA DI METALLIPESANTI

1. PANE PANEM

2. CORNETTO SANSON

3. BISCOTTO MARACHELLA SANSON

4. OMOGENEIZZATI PLASMON AL MANZO/ AL PROSCIUTTO E VITELLO

5. CACAO IN POLVERE LINDT

6. TORTELLINI FINI

7. HAMBURGER MC DONALD

8. MOZZARELLA GRANAROLO

9. CHEWINGUM DAYGUM PROTEX PERFETTI

10. INTEGRATORI FORMULA 1 E 2 HERBALIFE

11. PANDORO MOTTA

12. SALATINI TINY ROLD (USA)

13. BISCOTTI OFFELLE BISTEFANI

14. BISCOTTI GALLETTI/GRANETTI/MACINE/NASTRINE DE MULINO BIANCO BARILLA

15. BAULETTO COOP

16. PLUMCAKE

17. GIORLETTO BISCOTTI

18. BISCOTTI RINGO PAVESI

19. PANE CARASAU I GRANAI DI QUI SARDEGNA

20. PANE CIABATTA ESSELUNGA

21. PANE MORBIDO MULINO BIANCO BARILLA

22. PANE ANGELI CAMEO

Lo studio è stato condotto dal dott. Stefano Montanari e la moglie dott. Antonietta Gatti. Grillo pubblicò anche una lista di alimenti nei quali i ricercatori avevano rinvenuto nanoparticelle di metalli, invitando a non acquistarli. Quando furono pubblicati gli studi la società privata per cui lavoravano che possedeva il microscopio elettronico a loro disposizione, la nanodiagnostics, decise di trasferire il prezioso microscopio attraverso cui avevano fatto le analisi all’università di Modena. Grillo si fece promotore di una raccolta fondi per l’acquisto di un nuovo microscopio, più di 378.000 € furono raccolti. La raccolta fondi fu supportata da una onlus emiliana, l’associazione Carlo Bortolani, che divenne proprietaria del microscopio acquistato. Per motivi poco chiari poi l’associazione decise di donare il microscopio all’Università di Urbino.
Mi sorprendo che la lista è così corta! Infatti Montanari ha dichiarato che ha effettuato delle analisi a campione casuali prendendo dei prodotti dagli scaffali del supermercato. Qui si riportano le marche famose, e non, per esempio, le marche discount e importate.

Infatti i metalli pesanti sono dappertutto nell’aria, nell’acqua, nelle pentole (in alluminio, acciaio con nichel) nei cibi e addirittura nei farmaci (ad esempio gli antiacidi contenenti idrossido di alluminio come il MAALOX), nei vaccini e nei cosmetici. Ogni giorno, ogni giorno accumuliamo e accumuliamo sempre di più metalli pesanti nel corpo che bloccano l´attività di numerosi complessi enzimatici, mentre l´eliminazione avviene solo in minima parte, per salivazione, traspirazione, allattamento (!!), ecc. I metalli si concentrano, danneggiandoli, in particolare in alcuni organi ( come cervello, fegato e reni) e nelle ossa, e sono spesso un fattore aggravante, quando non determinante, in numerose malattie croniche.

Se non avete idea di quanto i metalli pesanti siano un realtà che purtroppo ci tocca direttamente, sebbene non lo dicano in tv, allora potete effettuare il test del mineralogramma. Il mineralogramma fornisce un accurato identikit bio-chimico, poiché i capelli rappresentano un tessuto organico la cui composizione è praticamente identica a quella degli altri tessuti organici.

Per approfondire l’argomento: Metalli Pesanti.

http://dioni.altervista.org/

– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mauro Corona: “Dobbiamo imparare a farci il cibo da soli”

Standard
Intervista di Romina Vinci

«Con la crisi è subentrata una legge della necessità, che farà in modo che l’uomo sia più avveduto nelle scelte, nelle compere, negli acquisti, nel muovere la macchina», dice l’alpinista, scultore e scrittore Mauro Corona. «Bisogna tornare alla terra, all’agricoltura, coltivare i campi, imparare a farci da soli il cibo, e non pretendere di andarlo a comprare».

Mauro Corona

C’è chi lo ha definito l’uomo che parla agli alberi, nei suoi romanzi e nei suoi racconti riproduce i suoni della natura, porta a galla l’umanità dei boschi e fa emergere un mondo dimenticato dotato di rara bellezza. Forse semplicemente un uomo alla ricerca del suo posto nel mondo, nel corso della sua carriera ha scritto diciotto libri, scalato vette italiane ed estere e realizzato sculture che danno forma ai “sì” e ai “no” della vita. Mauro Corona è originario di Erto, un piccolo paese nella Valle del Vajont. Ha ereditato dal padre la passione per le montagne, per le scalate, per la vita all’aria aperta. Dalla madre il dna della lettura e dal nonno la manualità dell’artigiano, il lavoro del legno e gli attrezzi del mestiere, ma non “l’arte di tacere”.

Nel suo libro La fine del mondo storto (Mondadori, 2010) ha auspicato un riavvicinamento alla terra e all’agricoltura, e ha vinto il premio Bancarella 2011. Lo scorso mese di novembre ha dato alle stampe Come sasso nella corrente (Mondadori, 2011) un libro «per non morire frainteso», una sorta di testamento che consegna ai suoi lettori, e nel quale ripercorre le angherie e le sofferenze di un’infanzia condotta ai margini. È una scrittura sofferta perché lede dentro, scava come uno scalpello l’anima per portare a galla i nodi rimasti irrisolti, un dolore incessante che non trova giovamento. Ne emerge un ritratto di un uomo solo, con una sete d’amore mai sazia. Non chiamatelo artista però, altrimenti succede questo.

Mauro Corona scrittore, scultore, alpinista. Crede che “artista” sia una parola in grado di definirla?
Assolutamente no: la parola artista è una convenzione. Siamo tutti artisti di noi stessi. Già l’atto di nascere e vivere è un arte, anzi, è un lavoro usurante. Non mi ritengo affatto un artista, semmai un buon artigiano. Non vedo differenza tra scrivere, scalare o scolpire: si tratta sempre di togliere. Togliere orpelli, togliere oggetti, togliere cose. Quando vado a scalare devo cercare di far meno movimenti possibili, altrimenti mi stanco e rischio di cadere. Quando scrivo devo cercare di usare poche parole, altrimenti realizzo opere prolisse, libri noiosi. E nella scultura devo togliere legno per vedere cosa salta fuori.

Ed allora chi è l’artista?
Forse Dio. Io non ci credo più ma per chi ha fede probabilmente è Lui un’artista, noi umani siamo tutti degli abili professionisti, dei virtuosi. Inorridisco quando in tv sento delle pseudo soubrette definirsi artiste. Bisogna dare il valore giusto a questa parola. Artista chi? Il pianto di fronte ad un bambino malato di leucemia, questo sì che è un gesto artistico, perché viene dall’anima. Il resto sono soltanto pagliacciate e convenzioni.

Nel 2009 nel corso di un’intervista ha dichiarato: «Ben venga la crisi, che Dio la benedica», citando anche un proverbio della tua Erto: “Quando l’acqua tocca il culo si impara a nuotare”. A due anni di distanza, conferma quelle parole?
Certo, perché l’uomo di sua scelta non è capace di tornare indietro. Ha bisogno di un’imposizione, oppure di una disgrazia. Noi siamo un popolo intelligente, ma anche pigro, e quindi se non c’è qualcuno che ti imponga di mettere il casco tu puoi spaccarti la testa beatamente. Ma io dico: serve una legge per dire metti il casco perché se cadi ti fracassi il cranio? In Italia serve. Ora, con questa crisi, è subentrata una legge della necessità, che farà in modo che l’uomo sia più avveduto nelle scelte, nelle compere, negli acquisti, nel muovere la macchina. Ed allora lo ripeto: ben venga la crisi che ri-umanizza l’uomo.

Qual è il modo per uscirne?
Bisogna tornare alla terra, all’agricoltura, coltivare i campi, imparare a farci da soli il cibo, e non pretendere di andarlo a comprare. Dobbiamo smetterla di investire sulle industrie, ma tornare a fare i contadini. Perché se ti fai il mangiare diventi invincibile perché hai tutto: animali, riso, frumento, insalata, verdure, frutta. Ma io dico, cosa faceva Steve Jobs per vivere? Mangiava computer?

No, però ha scelto il logo della mela per il suo Mac
Lo so che è un’utopia ridicola, e può sembrare ridicola e patetica. Ma se viene la fame bisogna imparare a sostentarsi, perché i soldi non li mangi.

Come definiresti il modo di fare informazione in Italia?
Politicizzato, bieco e spietato. Non c’è più la lealtà tra gli uomini. Portiamo l’esempio di Luca Abbà, l’attivista No Tav folgorato su di un traliccio. Bisogna dare la notizia che un uomo è salito su un traliccio ed è rimasto fulminato precipitando giù, però c’è il giornalista che dà la colpa alla foga dei poliziotti che lo inseguivano per catturarlo, e il giornalista che ti scrive senza giri di parole che si è comportato come un cretino. Ecco l’informazione in Italia, sempre schierata. Io do una notizia ma la piego. È questa la blasfemia. Dov’è il giornalista pulito che fa l’informazione pulita? Non esiste. Perché l’uomo va educato alla lealtà prima che gli venga messo in mano un mestiere.

Perché è un mondo storto quello in cui viviamo?
L’uomo non è mai contento, e crede che la sua felicità sia nella ricerca del di più. La natura invece ha capito, è come una grande montagna, domina tutto il paesaggio e vede se stiamo percorrendo la strada sbagliata. Perché se io cammino su un pendio in cui ha appena nevicato rischio di venir travolto dalla valanga. La nostra umanità da sempre cammina su questi pendii pericolosi, ed ora la valanga è venuta giù. Il mondo storto è stato allontanarci dal contatto con la terra. Perché bisogna indossare una maglietta da mille e quattrocento euro, soltanto perché porta la griffe di Dolce e Gabbana? Perché per guardare l’ora serve un Rolex da 60mila euro? Noi cerchiamo l’inutile. L’uomo non sarà mai felice perché vuole sempre quel che non ha, è tutta qui la chiave. Bisogna tornare all’essenziale. Mangiare poco, un pasto al giorno, ed investire nel tempo libero: la gente non ha più tempo per stare un’ora con i figli, ma è questo qui il mondo?

Dice che i soldi non sono importanti, che bisogna tornare alla natura e all’orto. Ma allora perché scrive per la maggiore case editrice italiana e perché vive di scrittura? È come se parlassi male di un mondo che – volente o nolente – l’ha in ogni caso contaminata.
Avevo bisogno di soldi, ho sempre vissuto nella miseria. Ho allevato i miei figli nella povertà, per un anno ho dormito con mia moglie in un sacco a pelo. Ricordo che chiamavo il notaio, l’avvocato, il medico di turno, gli “amici”, esortandoli a comprare qualche mia scultura, perché ero alla disperata. Sculture per altro belle, non l’ho detto io ma i critici. Chiedevo 500mila lire, loro me ne davano 300mila perché sapevano che io non potevo rifiutare. E quindi lo dico senza vergogna, ho cercato il denaro, ma l’ho distribuito tra i miei figli e mia moglie, perché lei ha pagato un prezzo molto alto per avere un uomo come me al suo fianco, ha patito molte umiliazioni. Son riuscito a far studiare quattro figli all’università, a comprare una casetta, ma non ho un centesimo a mio carico. Non si dovrebbero dire queste cose, ma faccio molte donazioni di denaro ad amici e ai poveri. Per quanto riguarda la Mondadori beh, ho sempre dichiarato di non esser un sostenitore di Berlusconi, mai l’ho votato e mai lo voterò però la sua casa editrice dal lato professionale è la migliore. È un’azienda eccellente e – a differenza di molte altre – paga i suoi autori. Ed allora non sono uno che sputa nel piatto in cui mangia, e non condivido la scelta di esimi autori che adesso sono andati via dalla Mondadori. Io lo sapevo già quindici anni fa chi fosse il proprietario della casa editrice, è inutile che scappi via oggi che il vento è cambiato, basta con questa demagogia fine a se stessa.

Da uomo solitario a uno degli scrittori più apprezzati d’Italia: come si compie questo passo?
Ho cercato la gloria per uscire dal pantano della vita. Ho scritto libri per non morire frainteso e per salvare una memoria che annienta soprattutto gli ultimi, cancellandoli dalla faccia del mondo. Che questo mi abbia portato una certa fama non mi dispiace, ma come diceva Gabriel Garcia Marquez “la notorietà una cosa buona per uno scrittore, ma va tenuta a bada”. Ed io sono stanco di tutto questo perché mi ha tolto gran parte della mia vita antica, a contatto con le montagne e con la terra. È lì che voglio tornare, sparendo da questa popolarità.

Il tuo ultimo libro, Come sasso nella corrente, può essere letto come un testamento che concede ai tuoi lettori. Averlo scritto implica che è iniziata la sua parabola discendente, oppure ascendente, perché è un ritorno indietro a ciò che la fa stare bene?
Entrambe le cose. È discendente nel cammino della vita, perché ormai ho 62 anni, non mi sento vecchio ma devo iniziare a tirare i conti, e quindi il mio tempo, da qui in avanti, diventa preziosissimo. Ma allo stessa maniera è un cammino dolce perché è un ritorno alle origini. Borges narrava la leggenda di un uccello che volava all’indietro, non gli interessava sapere dove sarebbe andato a finire, ma ricordare da dove era partito. Io ho bisogno della mia naturalità.

Racconti di un’infanzia sofferta, di violenze fisiche e psicologiche da parte di due genitori che non sono stati modelli di vita. Li ha perdonati?
Ho fatto una vita infame, un’infanzia maledetta e disgregata con un padre violento, picchiatore e alcolizzato, e una madre che per sfuggire al suo uomo abbandona i suoi figli piccoli. Ormai sono entrambi morti, li ho perdonati, sì, però io non dimentico. Sto per dire una cosa orribile: lui è morto cinque anni fa, lei da pochi mesi, ebbene, nonostante io li amassi ed ho pianto per loro, devo dire che mi hanno fatto un piacere perché adesso, non vedendoli più, posso dire finalmente di aver chiuso una pagina, non sono più un figlio.

Il rancore brucia ancora dentro di lei.
Non hanno mai reso i conti, non hanno mai detto niente, mai una verità, un perché, nulla. Una carezza, un gesto d’affetto, un bicchiere: niente. Quando andavamo al bar ognuno pagava il proprio conto, io volevo offrire loro, e invece “No, non ho bisogno” hanno sempre risposto scrollando il capo. Questa crudezza non è obliabile. Non ho rancore ma non dimentico. Queste ombre tornano a cercarmi, perché un bambino non chiede altro che una carezza ed un pasto al giorno. Io non ho avuto né l’una e né l’altro. Sono andato a elemosina, nei paesi della valle a chiedere la carità, a otto, nove, dieci, undici anni. L’estate lavoravo nei cantieri, da giugno a settembre, gratis, soltanto vitto e alloggio. Io la gavetta l’ho fatta, checché se ne dica. Se mi è capitata un po’ di luce ringrazio qualcuno, ma nessuno mi ha mai regalato niente, non ho mai avuto né raccomandazioni, né nepotismi, né familismi.

Qual è la differenza tra rimpianto e rimorso?
I rimpianti sono una dolcezza lontana, una tenera nostalgia. I rimorsi sono come le disgrazie, diventano tali solo quando sono accaduti e non hai più la possibilità di rimediare, di chiedere scusa o tendere la mano. I rimorsi sono cani che ti azzanno le caviglie e ti disossano. Io sono perseguitato dai rimorsi, ed è per questo che reputo la morte una liberazione. E non perché mi mancheranno le montagne, la lettura o le donne, son già in grado di farne a meno di queste cose, ma il riposo eterno mi libererà dai miei rimorsi e da questo naufragio in terra ferma.

In Come sasso nella corrente racconti di come un bambino possa passare il tempo ad incidere una bocca che sorride sugli oggetti che ha intorno. Quanto sono lontani i periodi in cui un mestolo e un cucchiaio erano le uniche cose che ridevano al suo fianco?
Oggi ho i miei figli che mi vogliono bene, ed anche un po’ di amici. Se faccio una resa dei conti però non è cambiato nulla, provo ancora dolore, e dentro di me sono ancora lì che incido la bocca che mi sorride. Non è un caso che un tema ricorrente delle mie sculture sia la maternità. Cerco di scolpire sul legno le cose che non ho avuto dando così loro la dignità di esistere alla luce del sole. Voglio tenere unita la famiglia almeno nelle sculture, ed invece vedo che tutto si sfaglia intorno a me. È passato tanto tempo, eppure io sto ancora cercando di far sorridere i cucchiai.

Qual è il male più grande del nostro tempo?
L’indifferenza, il cinismo, l’egoismo. Sono sempre stati presenti, ma prima lo erano in minor scala. Oggi invece c’è stato il crack, e la gente si arma e ruba quello che non ha prima di decidersi a coltivarlo. Se vogliano andare sul “tecnico” dobbiamo parlare di questi uomini politici che hanno soltanto l’importanza che si danno. Non fanno nulla per noi che invece li abbiamo delegati a renderci la vita migliore. La burocrazia è spaventosa, per fare un esame in ospedale bisogna aspettare anche due anni: è questo il fallimento più grande di una società che viene e verrà bastonata dalla crisi. Lo ripeto: torneremo ad usare le zappe, ma prima ci sarà la barbarie.

Ed invece la cosa più bella?
Il ritorno della natura, la quale c’è sempre stata, ma ogni tanto fa capolino per non farci dimenticare che noi abbiamo i piedi nella terra. La cosa più bella è che torna la neve anche a Roma. Perché non dovrebbe nevicare a Roma?

L’emergenza dei semi: minaccia al cibo e alla democrazia

Standard

I semi sono il primo anello della catena alimentare e la sovranità sui semi è la base della sovranità alimentare.  Se i coltivatori non dispongono di semi propri o non hanno accesso a varietà impollinate naturalmente e che possono conservare, migliorare e scambiare, non hanno sovranità sulle semenze e, in conseguenza, non dispongono di sovranità alimentare.

La crisi agricola e alimentare in peggioramento ha le sue radici nel cambiamenti del sistema della fornitura delle semenze e nell’erosione della diversità dei semi e della sovranità su di essi.

La sovranità sulle semenze include il diritto del coltivatore di conservare, far crescere e scambiare i semi, di avere accesso a diverse fonti collettive che possono essere conservate e che non sono brevettate, geneticamente modificate o controllate da giganti emergenti dei semi.  Si basa sulla rivendicazione dei semi e della biodiversità come beni comuni  e risorse pubbliche.

Gli ultimi vent’anni hanno visto una rapidissima erosione della diversità delle semenze e della sovranità su di esse e la concentrazione del controllo sui semi da parte di un piccolissimo numero di industrie giganti. Nel 1995, quando l’ONU organizzò la Conferenza sulle Risorse Genetiche delle Piante a Lipsia, fu riferito che il 75% di tutta la biodiversità agricola era scomparsa a motivo dell’introduzione della varietà “moderne”, che sono sempre coltivate come monocolture. Da allora l’erosione si è accelerata.

L’introduzione all’Accordo sui Diritti di Proprietà Intellettuale Relativi al Commercio dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha accelerato la diffusione di semi geneticamente modificati – che possono essere brevettati – e per i quali possono essere riscossi diritti di sfruttamento.  Navdanya è stata avviata in reazione all’introduzione di tali brevetti sui semi nell’Accordo Generale sui Dazi e il Commercio – un precursore della WTO – a proposito del quale un rappresentante della Monsanto ebbe a dire in seguito: “Nel redigere questi accordo, eravamo il paziente, il diagnosta e il chirurgo tutti insieme.” Le industrie definirono un problema e per loro il problema era il fatto che gli agricoltori conservassero i semi.  Offrirono una soluzione e la soluzione fu di rendere illegale la conservazione dei semi da parte degli agricoltori, introducendo brevetti e diritti di proprietà intellettuale (PDF) su quegli stessi semi. In conseguenza di ciò gli acri dedicati a grano, soia cannola geneticamente modificati sono aumentati in misura spettacolare.

Minacce alla sovranità sui semi

Oltre a sostituire e a distruggere le diversità, i semi OGM brevettati stanno anche compromettendo la sovranità sulle semenze.  In tutto il mondo vengono introdotte leggi sulle semenze che impongono la registrazione obbligatoria dei semi rendendo impossibile ai piccoli agricoltori coltivare le proprie varietà e costringendoli alla dipendenza da industrie giganti delle sementi. Le industrie stanno anche brevettando semi resistenti al clima selezionati dagli agricoltori derubandoli così dell’utilizzo dei loro stessi semi e del loro sapere relativo all’adattamento climatico.

Un’altra minaccia alla sovranità sui semi è la contaminazione genetica. L’India ha perso i suoi semi del cotone per la contaminazione da parte del cotone Bt, una varietò che contiene il batterio pesticida Bacillus thuringiensis. Il Canada ha perso i suoi semi di cannola per la contaminazione da cannola preparata per l’erbicida Roundup [della Monsanto]. E il Messico ha perso il suo grano per la contaminazione da cotone Bt.

Dopo la contaminazione le industrie dei semi biotech fanno causa agli agricoltori per violazione dei brevetti sui semi, come è accaduto nel caso di Percy Schmeiser. E’ per questo che più di 80 gruppi si sono uniti per promuovere una causa per impedire alla Monsanto di citare gli agricoltori i cui semi erano stati contaminati.

Quando i semi degli agricoltori sono intaccati e i agricoltori divengono dipendenti da semi OGM brevettati, la conseguenza è l’indebitamento.  L’India, la patria del cotone, ha perso le sue diversità di cotone e la sovranità sui semi del cotone.  Circa il 95% del cotone seminato nel paese è ora controllato dalla Monsanto e la trappola dell’indebitamento creato dall’essere costretti a comprare i semi ogni anno – e a pagare diritti di sfruttamento – ha spinto centinaia di migliaia di agricoltori al suicidio; dei 250.000 agricoltori suicidi la maggioranza è della zona del cotone.

Controllo delle semine

Persino mentre la scomparsa della biodiversità e della sovranità sulle sementi creano una grave crisi per l’agricoltura e la sicurezza alimentare, le industrie spingono i governi  a utilizzare il denaro pubblico per distruggere le forniture di semi pubblici e sostituirle con semi non affidabili, non rinnovabili, coperti da brevetto, che devono essere acquistati ogni anno.

In Europa la regolamentazione del 1994 sulla protezione della varietà delle piante costringe gli agricoltori a versare un “contributo volontario obbligatorio” all’industria delle sementi.  La stessa terminologia è contraddittoria. Ciò che è obbligatorio non può essere volontario.

In Francia è stata approvata una legge nel novembre 2011 che rende obbligatorio il pagamento dei diritti di sfruttamento [royalties]. Come ha affermato il  ministro dell’agricoltura Bruna Le Marie: “I semi non possono più essere esenti dal pagamento di diritti, come avviene attualmente.” Delle circa 5.000 varietà di piante coltivate, in Francia 600 sono protette da certificazione, ed esse rappresentano il 99% delle varietà coltivate dagli agricoltori.

Il “contributo volontario obbligatorio”, in altri termini un diritto di sfruttamento, è giustificato con la motivazione che “si paga una commissione ai detentori di certificazione (le industrie delle sementi) per sostenere il finanziamento della ricerca e dei tentativi di migliorare le risorse genetiche.”

La Monsanto pirata la biodiversità e le risorse genetiche dalle comunità di coltivatori, come ha fatto nel caso nel caso della biopirateria del grano combattuta da Navdanya insieme con Greenpeace, i raccolti resistenti al clima e le varietà di brinjal (noto anche come melanzana) per la melanzana Bt.  Come afferma la Monsanto: “è estratta da una libreria di plasma germinale senza paralleli nella storia” e “mina la biodiversità di questa libreria genetica per sviluppare semi elitari più rapidamente che mai.”

In effetti ciò che sta avendo luogo è l’appropriazione dei beni comuni genetici della nostra biodiversità e dei beni comuni intellettuali della coltivazione pubblica da parte della comunità degli agricoltori e delle istituzioni pubbliche.  E le sementi OMG che la Monsanto offre sono difettosi. Non si tratta di “miglioramento” delle risorse genetiche, bensì di degrado. Questa non è innovazione, ma pirateria.

Ad esempio l’Alleanza per una Rivoluzione Verde in Africa (AGRA) – sollecitata dalla Fondazione Gates – è uno dei principali attacchi alla sovranità delle sementi dell’Africa.

Affari in agricoltura

La Legge sulla Sicurezza Alimentare Globale (PDF), chiamata anche Legge Lugar-Casey (PDF), “una legge che autorizza appropriazioni per gli anni fiscali dal 2010 al 2014 per fornire assistenza a paesi stranieri nella promozione della sicurezza alimentare, nello stimolo alle economie rurali e a migliorare la reazione d’emergenza alla crisi alimentare, a modificare la Legge sull’Assistenza all’Estero del 1961 e per altri fini”.

L’emendamento alla Legge sull’Assistenza all’Estero includerebbe “ricerche sui progressi della biotecnologia adatti a condizioni ecologiche locali, comprese le tecnologie delle modifiche genetiche”. I 7,7 miliardi di dollari che accompagnano la legge andrebbero a beneficio della Monsanto per promuovere i semi geneticamente modificati.

Un articolo su Forbes intitolato “Perché lo Zio Sam appoggia i cibi Frankenstein” mostra come quello degli affari in agricoltura sia l’unico settore in cui gli Stati Uniti hanno una bilancia commerciale positiva. Di qui la spinta agli OGM, perché fanno incassare diritti agli Stati Uniti.  Comunque le royalties a favore della Monsanto si basano sull’indebitamento, sul suicidio dei contadini e sulla scomparsa della biodiversità a livello mondiale.

In base alla Legge statunitense sulla Sicurezza Alimentare Globale il Nepal firmò un accordo con USAID e Monsanto. Ciò portò a massicce proteste in tutto il paese. L’India fu costretta a consentire brevetti sulle sementi in seguito alla prima vertenza avviata dagli Stati Uniti contro l’India presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio.  Dal 2004 l’India ha anche tentato di introdurre una Legge sulle Sementi che avrebbe prescritto agli agricoltori di registrare i propri semi e di ottenere licenze. Ciò avrebbe in realtà costretto gli agricoltori ad abbandonare l’uso delle loro varietà indigene di sementi. Creando un Satyagraha delle Sementi – un movimento di non collaborazione sulle orme di Gandhi, che consegnò centinaia di migliaia di firme al primo ministro e lavorò con il parlamento – abbiamo sin qui impedito che la Legge sulle Sementi fosse introdotta.

L’India ha firmato una Iniziativa Conoscitiva USA-India sull’Agricoltura  con la Monsanto nel consiglio di amministrazione.  Sono state esercitate pressioni sui singoli stati affinché firmassero accordi con la Monsanto. Un esempio è il Memorandum d’Intesa Monsanto-Rajasthan in base al quale la Monsanto avrebbe ottenuto il diritto di proprietà intellettuale su tutte le risorse genetiche e quello di condurre ricerche su sementi indigene. C’è voluta una campagna di Navdanya e un Bija Yatra [“pellegrinaggio delle sementi”] all’insegna di “Fuori la Monsanto dall’India” per costringere il governo del Rajasthan a cancellare il Memorandum.

Questa pressione asimmetrica della Monsanto sul governo USA e la pressione congiunta di entrambi sui governi di tutto il mondo costituisce una delle maggiori minacce al futuro dei semi, al futuro del cibo e al futuro della democrazia.

Vandana Shiva, membro di TRANSCEND, è un fisico, ecofemminista, filosofa, attivista e autrice di più di venti libri e di 500 documenti.  E’ la fondatrice della Fondazione di Ricerca per la Scienza, la Tecnologia e l’Ecologia e ha condotto campagne per la biodiversità, la conservazione e i diritti degli agricoltori, vincendo nel 1993 il premio “Una vita giusta” (Premio Nobel alternativo). E’ direttore esecutivo del Navdanya Trust.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-seed-emergency-the-threat-to-food-and-democracy-by-vandana-shiva

Originale: TRANSCEND Media Service

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0