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Sesto Congresso Mondiale di Slow Food – Torino, 27-29 ottobre. Il Forum di discussione

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14/09/2012Apriamo qui un Forum di discussione sulle varie tematiche che verranno affrontate al Congresso mondiale di Slow Food. Diviso per capitoli, il forum vuole dare l’occasione agli internauti di esprimere la propria opinione sui vari fronti in cui si muove la nostra associazione per un confronto proficuo. Dite la vostra su “diritto al cibo”, “cibo e paesaggio”, “cibo e salute”, “lotta allo spreco”, “ritorno alla terra” e tanto altro ancora.

Il Congresso Mondiale di Slow Food che si tiene a Torino dal 27 al 29 ottobre 2012 è il sesto della storia del movimento, si svolge contemporaneamente al quinto incontro di Terra Madre e dovrà esprimersi sui temi politici e culturali che sono alla base dell’agire quotidiano dei 1500 convivium e delle oltre 2500 comunità del cibo operanti in 130 Paesi del mondo. Questa articolata e complessa rete è chiamata a discutere e condividere visioni e progetti in grado di dare un senso compiuto al suo operare. Idee, valori e organizzazioni locali (convivium e comunità del cibo) sono il bene più prezioso di Slow Food, il livello fondante del movimento, mentre le strutture organizzative a livello regionale, nazionale o sovranazionale sono strumenti al servizio della rete, della sua diffusione e del suo radicamento sui territori. Leggi tutto…
Scarica qui la versione integrale del documento congressuale Diritto al cibo
Di seguito i diversi forum di discussione sulle principali tematiche che verranno affrontate durante il congresso
La fertilità dei suoli – Minacciando e compromettendo la fertilità dei suoli, e quindi il loro essere sistemi viventi, compromettiamo la nostra vita e quella del pianeta che abitiamo
Dal cibo alla salubrità dell’acqua – Il nostro pianeta, così come il nostro corpo, è composto per circa il 70% di acqua. Le zolle di terra che noi abitiamo sono ospitate e attraversate dall’acqua. Tutte le nostre azioni hanno un’eco in qualche luogo d’acqua, siano i mari, i fiumi o i laghi o sia semplicemente l’aria, che cederà all’acqua le sostanze che contiene
Dal cibo alla salubrità dell’aria – Nelle nostre città il livello di polveri sottili e di metalli pesanti nell’aria è per gran parte dell’anno sopra il limite di guardia. Aumentano le malattie polmonari e della pelle legate all’esposizione ad agenti tossici, mentre cresce il tasso di tumori. La qualità della nostra aria è in costante deterioramento, e con essa la qualità della nostra vita
Dal cibo alla difesa della biodiversità – La questione della biodiversità è un tema ormai da tempo tra le priorità dell?agenda di Slow Food e Terra Madre. Con la parola biodiversità si intende l?insieme di tutte le forme viventi sul pianeta, il che significa non solo le singole specie ma anche gli interi ecosistemi. Il decennio dal 2011 al 2020 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite il decennio della biodiversità, e in questo contesto Slow Food intende fare la sua parte da protagonista
Dal cibo al paesaggio –  Se apparteniamo al movimento Slow Food, se siamo nella rete di Terra Madre, non è solo perché abbiamo a cuore il nostro modo di nutrirci, ma anche perché siamo consapevoli che per nutrirci in maniera buona, pulita e giusta è indispensabile la cura della porzione di pianeta che abitiamo
Dal cibo alla salute  – Mangiare bene è un elemento chiave per avere una buona salute. Tra le molte funzioni del cibo, quindi, tra i molti diritti di cui esso è vettore, c’è quello alla salute. Questo però significa anche che al destino del cibo è legato il destino di quei diritti
Dal cibo alla conoscenza e alla memoria – Nella storia dell?umanità la produzione del cibo, la sua conservazione e la sua distribuzione hanno costruito un immenso patrimonio di conoscenze trasmesso nel tempo e nello spazio e oggetto di costante mutamento per garantire adattabilità ed efficienza
Dal cibo al piacere, alla socialità, alla convivialità, alla condivisione – La struttura organizzativa di base del movimento Slow Food si chiama convivium, il cui significato rimanda al banchetto, ritrovo intorno alla mensa non solo per condividere il cibo ma per favorire il dialogo, la riflessione e il piacere della socialità. Questo è forse l?aspetto più alto e più nobile che la cultura del cibo abbia saputo consolidare nel tempo
Il ritorno alla terra – Per l’umanità, non sembri retorico ma è dell’intero genere umano di cui stiamo parlando, diventa imprescindibile ritornare alla terra. Abbiamo tutte le possibilità per farlo e ci sono tanti modi per poterlo fare tutti, nessuno escluso
La lotta allo spreco – Oggi abitano il pianeta sette miliardi di esseri umani, che nel 2050 saranno più di nove miliardi. Le previsioni in merito sembrano concordare. Considerando che già oggi un miliardo di persone non mangia adeguatamente, le prospettive appaiono piuttosto fosche
L’economia locale e la democrazia partecipativa – La dimensione locale rispetta le esigenze dei territori, e possiamo renderci attivi garanti di questa dimensione attraverso l?atto di produrre o scegliere il cibo che mangiamo. Il nostro convivium e la nostra comunità del cibo sono luoghi in cui praticare e agire affinché la porzione di sistema vivente che ci è stata affidata, in cui siamo inseriti, funzioni in maniera costruttiva. È su scala locale che parte il cambiamento, nella pratica.
L’educazione permanente – Per tutto ciò che abbiamo detto finora, la parola chiave è: educazione. Non esiste cambiamento, nei comportamenti o nella cultura, se non si accetta l?impegno educativo come parte integrante di quel cambiamento

fonte:       http://www.slowfood.it/sloweb/0a5da4a022aa26a4c53a7c35e3bdcb18/sesto-congresso-mondiale-di-slow-food-torino-2729-ottobre-il-forum-di-discussione

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Genuino Clandestino. Il primo raduno nazionale per il libero scambio delle sementi il 5-6-7 ottobre

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Il 5-6-7 ottobre nella zona nord-est di Milano si organizza Genuino Clandestino, il primo appuntamento nazionale degli autoproduttori. Gestito dall’associazione Terreinmoto, ha l’obiettivo dichiarato di fare rete tra chi autoproduce e vende nei mercati agricoli, promuovendo inoltre la costruzione di mercati contadini all’interno della metropoli.

In Italia ci sono numerose realtà che si occupano di autoproduzione ma pochi le conoscono e possono acquistare i frutti del loro lavoro. Genuino Clandestino vuole essere un’occasione per informare i cittadini – e non solo di Milano – sulla tutela della terra, la biodiversità, i limiti e le possibilità dell’agricoltura biologica oggi, l’importanza del libero scambio dei semi.

Tutto all’insegna della convivialità, restando assieme in cascina, ascoltando dibattiti, performance teatrali, documentari, facendo mercato e ascoltando musica. Perché l’incontro non sia solo un evento serio e formativo ma un’occasione gioiosa di stare insieme tra chi la terra la coltiva, chi la ama  e chi non la conosce.

Il programma prevede tre location per la manifestazione:

  • venerdì 5 ottobre presso la ex-chiesetta del Parco Trotter (Via Giacosa 46 o via Padova 69)
  • sabato 6 ottobre presso la Cascina  Torchiera Senzacqua (P.le Cimitero Maggiore 18)
  • domenica 7 ottobre in piazza Gasparri

fonte:     http://www.tuttogreen.it/genuino-clandestino-il-primo-raduno-nazionale-per-il-libero-scambio-delle-sementi-il-5-6-7-ottobre/

India: la storia incredibile di un piccolo grande uomo

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Questa è la storia di uomo, un singolo uomo capace di cose incredibili, cose nel mondo di oggi impensabili. No, non sto parlando di un super eroe dei fumetti e tanto meno sto per raccontarvi una favola. La storia di Jadav ‘Mulai’ Payeng è pura e  semplice realtà.

jadav mulai payengJadav è un nativo indiano, è un piccolo uomo di 48 anni che da solo, ha trasformato un esteso banco di sabbia lungo le rive del fiume Brahmaputra in una rigogliosa foresta. Nativo del Distretto di Jorhat (nello Stato nord-orientale di Assam) e noto tra la popolazione locale come ‘Mulai’ (un titolo portato da numerosi sovrani del Marocco), nell’arco di 30 anni è riuscito a rimboschire una superficie di circa 550 ettari.

Come riportato dal The Asian Age, la sua foresta, conosciuta da tutti come ‘Mulai Kathoni’ o ‘la foresta di Mulai’, è diventata l’habitat ideale per centinaia di cervidi, conigli, scimmie ed innumerevoli varietà di uccelli. Ciò che una volta era uno sterile banco di sabbia vicino al suo villaggio natale, oggi è un rifugio sicuro per specie in via di estinzione come i rinoceronti unicorno e le tigri reali del Bengala (la cui piccola comunità, di recente, è aumentata grazie alla nascita di due cuccioli).

Mulai ha cominciato a lavorare alla sua foresta intorno al 1980, poco più che adolescente, quando, dopo una lunga serie di inondazioni, trovò la spiaggia del Brahmaputra invasa da una moltitudine di rettili senza vita. L’uomo, che all’epoca aveva solo 17 anni, prese una decisione che gli cambiò la vita: «I serpenti erano morti di caldo, poiché non c’erano alberi sotto cui ripararsi. Mi sono seduto e ho pianto. È stata una carneficina. Ho avvertito il Dipartimento Forestale e chiesto loro di piantare degli alberi. Mi hanno risposto che qui non sarebbe cresciuto niente. Anzi, hanno chiesto a me di provare a piantare dei bambù. Non mi ha aiutato nessuno. È stata davvero dura, ma ce l’ho fatta».

Mulai decise di lasciare la scuola e la sua casa natale per andare a vivere da solo sulle rive del fiume. Passava le giornate osservando le piante crescere e così, nel giro di pochi anni, la spiaggia era diventata un bosco di bambù. «È stato allora che ho deciso di piantare alberi adatti alla zona. Li ho raccolti e li ho piantumati qui. Dal mio villaggio ho portato delle formiche rosse, che mi hanno morsicato un sacco di volte. Le formiche rosse migliorano la qualità del suolo. È stata un’esperienza incredibile» ha spiegato Mulai.

Il cambiamento era in atto e poco a poco, nella sterile zona è germogliata una grande biodiversità di flora e fauna selvatica, specie in via di estinzione comprese. «Anche gli uccelli migratori hanno cominciato a vivere qui. Dopo anni e anni, sono arrivati gli avvoltoi. La presenza della fauna selvatica ha attirato i predatori». Ancora oggi, Payeng prosegue nella sua “missione” e vive in una capanna ai confini della foresta, con la moglie e i tre figli.

eleph-mulaiIl Dipartimento Forestale dello Stato di Assam ha appreso dell’esistenza della foresta di Mulai solo nel 2008, quando un branco di elefanti selvatici vi si era rifugiato. Esiste, infatti, un gruppo di circa 100 elefanti che stanzia regolarmente nella foresta per sei mesi all’anno e, di recente, si è allargata di altri 10 elefantini. «Siamo rimasti impressionati nel trovare una foresta così fitta su un banco di sabbia – ha dichiarato alla stampa Gunin Saikia, conservatore forestale –, gli abitanti di un villaggio locale, le cui case erano state abbattute dai pachidermi, volevano distruggere la foresta, ma Payeng li ha sfidati ad uccidere lui per primo. Mulai tratta gli alberi e gli animali della foresta come se fossero dei figli. Per questo abbiamo deciso di aiutarlo». «Payeng ci ha davvero sbalordito. Si è dato da fare per 30 anni. Se vivesse in un altro paese – ha concluso Saikia – sarebbe un eroe».

È il governo centrale indiano? Finora non è mai intervenuto, nessun incentivo, nessuna assistenza. Solo il Dipartimento Forestale locale (che ha in programma di estendere la foresta di Mulai di altri 1.000 ettari) gli fornisce, a cadenze regolari, gli alberi da piantare.

«Il Dipartimento sta mostrando interesse per la conservazione della foresta, attraverso visite regolari al sito – afferma Mulai –, se il Dipartimento Forestale mi garantisce che gestirà questa foresta al meglio, potrò traslocare in altre zone dello Stato per avviare altri progetti, simili a questo».

india rinocerontiLa storia di Mulai è una favola da raccontare ai bambini e una realtà da diffondere agli adulti, un esempio splendido da seguire, la dimostrazione che l’uomo può interagire con la natura e non solo negativamente.

Pranon Kalita, governatore del distretto di Jorhat, riguardo alla foresta di Mulai ha dichiarato alla stampa: «Stiamo convincendo il governo centrale ad avviare le pratiche necessarie a dichiarare questa zona un piccolo “santuario della fauna selvatica”. Anche B.K. Handique, ex ministro indiano e oggi membro del Parlamento del Jorhat, si è interessato alla questione». Magra consolazione per un piccolo grande uomo capace di far fiorire ancora una volta, una piccola parte di mondo.