Archivio mensile:luglio 2012

Articolo su “I Nostri Orti” preso dal notiziario di luglio del Progetto Portello

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Amazzonia: deforestazione dal satellite dal 1975 a oggi

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La Rondônia, stato del Brasile occidentale, è una delle aree più colpite dalla deforestazione dell’Amazzonia. Questo video, realizzato con le immagini scattate dai satelliti Landsat 5 e 7, mostra il progressivo diradarsi del “polmone verde” sotto i colpi di ruspe e motoseghe. Si calcola che solo fino al 2003 in questa regione siano andati distrutti oltre 67.000 chilometri quadrati, più di un quarto della sua superficie coperta da foresta pluviale.

Per vedere il video:      http://video.repubblica.it/mondo/amazzonia-deforestazione-dal-satellite-dal-1975-a-oggi/101403/99783?ref=HREV-3

Orti e giardini «partecipati», il boom del verde curato da gruppi di cittadini

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Il giardino dei Papaveri rossi Il giardino dei Papaveri rossi

MILANO – A Milano giriamo con il pilota automatico. Anche se ci spostiamo a piedi. Colpa del tempo contato e dell’abitudine. «Voliamo» sui percorsi noti senza farci caso, senza prestare attenzione a particolari e dettagli. Poi, a volte, cambia qualcosa. E succede che un percorso macinato quotidianamente si sveli all’improvviso. E mostri un potenziale rimasto nascosto. «Era sotto il nostro naso: una lunga striscia di verde abbandonata che calpestavamo tutti i giorni per accompagnare i figli a scuola», racconta Graziano Valera, «eppure era come se quell’erba spelacchiata fosse cemento». Un perimetro di prato fra via Bigiogera e via Tremelloni, zona Precotto, abbandonato a se stesso.

Il boom degli orti «partecipati» Il boom degli orti «partecipati»    Il boom degli orti «partecipati»    Il boom degli orti «partecipati»    Il boom degli orti «partecipati»    Il boom degli orti «partecipati»

PAPAVERI ROSSI – E un gruppo di quindici genitori che ci mette gli occhi addosso. La storia di Papaveri Rossi, orto-giardino comunitario sorto in mezzo a condomini e marciapiedi, è nata così. «All’inizio non avevamo le idee chiare, solo un desiderio», ammette Valera, «forte e impellente: trasformare un non luogo in una zona verde con una sua precisa identità». Per capire come realizzarlo, hanno iniziato a trovarsi di sera. «Lunghe discussioni, qualche litigata, ma anche un’energia incredibile. Oggi è tutto più chiaro: si lavora la terra, ma soprattutto si coltivano relazioni». Il progetto ha visto il via lo scorso ottobre. «Il 2, per la precisione», scherza . «E’ una data importante: il primo giorno in cui abbiamo messo le mani nella terra». Ad aiutare i neofiti contadini-giardinieri, ortisti più esperti. «Noi abbiamo in forza nel gruppo due agronomi, che avevano esaminato il terreno e ci avevano indirizzato verso un orto con cassoni, ma a spiegarci come seminare, cosa e quando sono state le persone che coltivano il Giardino degli Aromi, l’orto comunitario creato all’interno del Parco dell’ex Pini».

 

Gli ortisti del Giardino degli aromi al lavoro (Fotogramma)

I PROGETTI – Un progetto sociale attiva aiuti insospettabili. «E’ arrivato tutto gratis: un papà che commercia in legname ci ha regalato i bancali per realizzare i cassoni, da un garden center è arrivata la terra, la rete Libere Rape Metropolitane ci ha offerto semi e piantine. Ci hanno perfino prestato un camioncino per il trasporto!». Papaveri Rossi è uno dei tanti progetti di verde partecipato nato negli ultimi anni a Milano. Da un mese il Comune riconosce questa forma di volontariato verde e lo facilita. Grazie a una delibera approvata a fine maggio, le associazioni possono presentare ai Consigli di Zona progetti di presa in carico del verde demaniale abbandonato o in stato di degrado. Ne parliamo nelle pagine della Città del Bene del Corriere Milano di domenica 8 luglio. «Il bisogno di verde è anche bisogno di socialità», racconta Manuel Bellarosa di Giambell Garden, altro recente orto-giardino comunitario sorto in via Odazio, al Giambellino. «Noi l’abbiamo toccato con mano: appena abbiamo iniziato a dissodare la terra l’intero quartiere si è presentato. Ognuno voleva mettersi in gioco, partecipare. E adesso ogni sabato organizziamo grandi pranzi sotto le frasche». Tanti pensionati? «Molti, certo. Ma ci sono anche i giovani e famiglie con bambini. E non solo italiani. Stiamo aspettando dei semi speciali in arrivo dall’India. Alcuni ragazzi di New Dehli li hanno richiesti a casa. Li pianteremo vicino ai nostri gelsi e ai fichi: sarà un bellissimo esperimento di verde multietnico». Marta Ghezzi

fonte:     http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_luglio_7/verde-orti-giardini-partecipazione-citta-bene-201913865229.shtml

Ecco le tegole fotovoltaiche: il tetto che produce energia

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FOTO: scopri tutti i dettagli delle tegole fotovoltaiche

Dopo i pannelli fotovoltaici da installare sul tetto o in giardino, arrivano le tegole fotovoltaiche: perfettamente integrate nella struttura dell’edificio, efficienti e soprattutto belle da vedere. Il problema estetico è infatti uno dei fattori che hanno finora ostacolato la diffusione dell’energia solare in Italia, un paese ricco di borghi antichi e centri storici dove l’installazione dei pannelli solari è non solo antiestetica, ma spesso vietata dalla legge.

La tegola solare permette di ovviare a questo inconveniente. Già presente sul mercato da più di un anno, il prodotto si è infatti perfezionato e diversificato in modo da integrarsi sempre meglio nel paesaggio. Sono oggi disponibili sia tegole che coppi fotovoltaici.

Le tegole sono di fatto piccoli pannelli solari da applicare sulla parte piatta di ogni tegola o tra una tegola l’altra. La differenza rispetto a un tetto tradizionale è percepibile, ma siamo ben lontani dall’impatto estetico di una copertura costituita interamente da pannelli fotovoltaici. Inoltre, l’installazione richiede un rifacimento solo parziale del tetto e la resa può essere molto elevata.

FOTO: scopri tutti i dettagli delle tegole fotovoltaiche

I coppi solari rappresentano la vera novità. Sono fatti esattamente come i coppi tradizionali, solo che sulla loro superficie è ricavato l’alloggiamento per un pannellino fotovoltaico. I difetti rispetto alla tegola: costano di più, richiedono il totale rifacimento del tetto.

I vantaggi: sono più belli e più simili ai tetti tradizionali, non hanno bisogno di installatori specializzati e danno diritto alla certificazione di “integrazione totale” del pannello nel tetto. Questo significa che, nelle zone sottoposte a rigide normative in ambito paesaggistico, i coppi permettono di ottenere le necessarie autorizzazioni all’installazione con più facilità rispetto alle tegole.

L’offerta di tegole e coppi solari cresce a vista d’occhio e i produttori sono già un buon numero. Una chicca tutta green? Le tegole prodotte a Rovigo da Fornace Fonti: in argille naturali della pianura padana, senza aggiunta di fanghi o additivi industriali, provviste di pannellini solari sostituibili qualora la ricerca in ambito fotovoltaico dovesse portare a tecnologie sensibilmente più efficienti.

FOTO: scopri tutti i dettagli delle tegole fotovoltaiche

fonte:     http://www.tuttogreen.it/ecco-le-tegole-fotovoltaiche-il-tetto-che-produce-energia/

La città degli orti? San Francisco

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San Francisco sta per trasformarsi in una delle città più all’avanguardia del mondo per quanto concerne l’autosufficienza alimentare. Grazie ad una nuova legislazione approvata negli scorsi giorni, infatti, gruppi di contadini potranno appropriarsi di aree e terreni abbandonati a se stessi, tetti e terrazze, al fine di dare inizio ad opere per la realizzazione di nuovi orti urbani nei quali coltivare frutta e ortaggi di cui la popolazione cittadina potrà cibarsi.

Pare ci sarà modo di recuperare anche zone interessate dalla presenza di cemento, che potranno essere smantellate ed utilizzate per la coltivazione o per attività produttive legate al mondo alimentare, nel caso dovessero risultare adatte a tale scopo. (…) Inoltre, pare che San Francisco sia ricca di ambientalisti e di cultori della sana alimentazione e dei prodotti a chilometri zero, che, se non parteciperanno direttamente alla realizzazione degli orti, potranno certamente trasformarsi nei primi consumatori del raccolto che da essi verrà ottenuto.

La nuova legislazione permetterà di rendere legale e di facilitare la produzione e la vendita di alimenti prodotti sul territorio di San Francisco. Permetterà inoltre di ridurre le trafile burocratiche che scoraggiano coloro che, dotati di attrezzi e di buona volontà, vorrebbero trasformare i terreni abbandonati in nuove opportunità per la realizzazione di orti grazie ai quali avvicinarsi all’autosufficienza alimentare. Si prevede inoltre che vengano destinati dei fondi da parte delle organizzazioni cittadine per offrire supporto a tenute agricole già esistenti. Vi saranno inoltre incentivi per i proprietari di terreni vacanti che decideranno di permettere che essi vengano utilizzati per attività agricole comunitarie.

fonte:     http://comune-info.net/2012/07/la-citta-degli-orti-san-francisco/

Un libro-manuale da leggere per mettersi in pratica

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Qui di seguito potete scaricare un classico della letteratura inerente all’autoproduzione a all’autosufficenza e cose simili, di John Seymour, un autore inglese che davvero sa il fatto suo, vecchia scuola.

The Complete Book of Self Sufficiency  (25 mb)

L’edizione è un po’ vecchia ma come dire, il sapere pratico non invecchia mai, e di roba da imparare ce ne sarebbe per un corso di laurea. Ci si trova da come coltivare l’orto, coltivazione dei cereali e mietitura e conservazione e fare le farine, animali uso domestico e per lavoro nei campi, gestione bosco e piante selvatiche, trasformazione cibo, taglio legna, come arare o non arare, fare il formaggio e robe simili, cosa dar da mangiare ai cavalli, come curare le piante da frutto, fare gli innesti e tante altre robe simili. E’ davvero una piccola bibbia di ispirazione e di spiegazione su come arrangiarsi.

Devo dire due cose infine: ovviamente spero che l’autore non se la prenda se in questo modo la gente può scaricarsi gratis il suo libro, ma meglio così che lasciare a marcire in biblioteca o in libreria tanto sapere (e poi sappiamo che c’è la crisi e tanti giovani non hanno soldi da comprare libri e il sapere DEVE essere tramandato) e poi il sapere non ha nessun brevetto e nessun proprietario. Quindi grazie John per la comprensione. Seconda che una volta che certe cose si leggono bisogna metterle in pratica per capire che alla fine non si è capito veramente niente, e che si impara solo facendo, il libro è solo una indicazione. Per analogia è come quando vai in montagna a fare trekking e ci sono i sentieri segnati. Bene direi, ma cammina!